Arturo Borrelli scrive
al Papa e a Battaglia

Quando aveva tredici anni Arturo Borrelli è stato violentato dal 1988 al 2001 da don Silverio Mura, il suo insegnante di religione alla scuola media Borsi di Ponticelli. Dopo la sentenza della Corte d’appello di Napoli che ha riconosciuto (link con doc 5) il suo diritto a essere risarcito, il 10 aprile Borrelli, allegando copia del provvedimento giudiziario, ha scritto al cardinale di Napoli Domenico Battaglia e a papa Leone XIV chiedendo che l’operazione di giustizia venga finalmente completata allontanando dalla Chiesa l’autore degli abusi sessuali consumati nei suoi confronti e di altri minori. Questo il testo della lettera

Eminenza Reverendissima Cardinale,
Santo Padre,
vi scrivo con il cuore colmo di dolore, ma anche di speranza.
In allegato alla presente trovate la sentenza di appello che conferma la condanna del sacerdote Don Silverio Mura per i gravissimi fatti che mi hanno segnato profondamente la vita. Questa decisione rappresenta per me un passo importante verso la verità, ma non è ancora giustizia piena.
Dopo l’incontro con Vostra Eminenza, Cardinale Domenico ‘don Mimmo’ Battaglia, ho sentito accoglienza, ascolto e vicinanza. Mi è stato promesso che tutta la documentazione sarebbe stata portata a Roma per avviare la procedura necessaria affinché questo sacerdote venga definitivamente allontanato dalla Chiesa.
Oggi, con umiltà ma anche con determinazione, mi rivolgo al Santo Padre affinché questa promessa si realizzi. Non è solo una richiesta personale: siamo almeno due vittime che hanno avuto il coraggio di denunciare, anche davanti alla Curia di Napoli.
Portiamo dentro ferite profonde, che nessuna sentenza potrà mai cancellare del tutto. Ma ciò che chiediamo è che la Chiesa, che dovrebbe essere casa di verità e protezione, compia fino in fondo il suo dovere: allontanare chi ha tradito la fiducia e la sacralità del proprio ruolo.
Se questo non dovesse accadere, con grande dolore ma anche con senso di giustizia, siamo pronti a farci ascoltare ancora, anche con gesti estremi come incatenarci sotto il Vaticano, come già accaduto in passato. Non per provocazione, ma perché il nostro grido non resti inascoltato.
Sono stato ricevuto da papa Francesco, che mi ha incoraggiato ad andare avanti dicendomi che la giustizia avrebbe vinto. Oggi mi aggrappo a quelle parole con tutta la mia forza.
Vi chiedo, con rispetto e fiducia, di dare seguito a questo percorso affinché la giustizia sia completa anche all’interno della Chiesa.
Resto in attesa di un vostro riscontro e vi ringrazio per l’attenzione e per ciò che vorrete fare. Con rispetto e profonda sofferenza, ma anche con speranza,

Arturo Borrelli