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Cassazione, Ferruccio Fabrizio
sarà ‘redattore’ di Repubblica
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PER FERRUCCIO FABRIZIO sono stati necessari diciotto anni di lavoro e dieci di battaglie giudiziarie per conquistare l’assunzione come redattore a tempo indeterminato al gruppo Repubblica.
Dopo due anni al Corriere del Mezzogiorno, il primo maggio del 1999 Fabrizio comincia a lavorare alle pagine napoletane di Repubblica, allora guidate da Antonio Corbo. Quando ha iniziato la sua collaborazione il fondatore del giornale Eugenio Scalfari ha lasciato da tre anni il timone a Ezio Mauro e Fabrizio non ha ancora trentaquattro anni; a luglio del |
2026 ne compie sessantuno. Nella primavera del 2004 è ‘costretto’ a lasciare il giornale per ragioni ‘familiari’, arriva infatti da Palermo come capo dell’edizione partenopea il |
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| Fabrizio Amendola e Giuseppe Marziale |
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fratello Giustino Fabrizio. La società pensa quindi di spostarlo alla Finegil, che gestisce i diciotto quotidiani del Gruppo Espresso, e alla Agl, l’agenzia che fornisce servizi e pagine ai quotidiani locali.
Il lavoro va avanti per tredici anni a tempo pienissimo, con contratti rinnovati di anno in anno e richieste di servizi anche nei week end, nei giorni festivi e nel mese di agosto, con un dettaglio: la retribuzione è da collaboratore saltuario.
Nei primi mesi del 2016, con l’assistenza degli avvocati Giuseppe Marziale e Patrizia Totaro, chiede a Repubblica e a Finegil di regolarizzare il suo contratto e di pagare gli arretrati. Nell’agosto del 2016, davanti al silenzio delle due società, le cita in giudizio davanti al tribunale di Napoli. La prima udienza si tiene il 12 maggio 2017, il 2 maggio 2019 il giudice della terza sezione lavoro Anna Maria Lazzara legge il dispositivo della sentenza. La magistrata è perentoria: “Ogni altra istanza disattesa accerta la ricorrenza tra il ricorrente (Ferruccio Fabrizio, ndr) e la Finegil, oggi Gedi News Network, di un rapporto di lavoro giornalistico subordinato a tempo indeterminato, full time a decorrere dal 22 giugno 2004 con le mansioni di redattore, con condanna della Gedi News a regolarizzare la posizione previdenziale |
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quindi? No, sarebbe stato troppo facile, anche perché il contratto di lavoro giornalistico non è materia semplice. Con una sentenza depositata il 17 maggio 2022 la corte d’appello, presidente Gennaro Iacone e relatrice Maria Chiodi, conferma il rapporto da dipendente di Fabrizio ma lo ridimensiona da ‘redattore’ a ‘corrispondente’. È stato perciò necessario il ricorso alla Corte di cassazione davanti alla quale la Gedi News Networks spa (già Finegil spa) è stata difesa dagli avvocati Paolo Zucchinali e Giacinto Favalli.
Con una ordinanza depositata lo scorso 20 gennaio la sezione lavoro civile della Suprema corte (presidente Antonella Pagetta, consiglieri Francescopaolo Panariello, Fabrizio Amendola, Francesco Giuseppe Luigi Caso e il relatore Guglielmo Cinque) cancella la decisione della Corte d’appello di Napoli. In cinque pagine viene dimostrato in maniera dettagliata che Fabrizio ha svolto per tredici anni lavoro da redattore e che quindi la posizione come corrispondente “non appare condivisibile perché riduttiva in relazione alla peculiarità della fattispecie in questione che comprova un inserimento fisso del giornalista nella |
organizzazione economica e funzionale dell’impresa”. Inevitabile la conclusione: “della impugnata sentenza s’impone, pertanto, la cassazione” in relazione alla retrocessione da |
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| Giacinto Favalli e Ezio Mauro |
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| ‘redattore’ a ‘corrispondente’. Vienne deciso quindi il “rinvio alla Corte d’appello di Napoli che in diversa composizione procederà a un nuovo esame, facendo applicazione dei suindicati principi”. Traduzione: sarà un nuovo collegio dell’Appello lavoro di Napoli a scrivere la sentenza definitiva muovendosi però all’interno di un perimetro molto stretto sulla base dei principi indicati dalla Cassazione. |
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