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‘Un secolo di gol’
con errori e un vuoto
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IL 20 GIUGNO Repubblica Napoli ha regalato ai lettori un libro intitolato ‘Un secolo di gol’, con sottotitolo ‘I cento anni del Napoli’.
Il volume, realizzato dal capo dell’edizione campana Ottavio Ragone, dal suo vice Giovanni Marino, dal cronista di giudiziaria Dario Del Porto e da Marco Azzi, il redattore che segue il Napoli, è ricco di dati, racconti, testimonianze e fotografie e ha raccolto un buon successo nelle edicole. Tutto bene, quindi? No perché il libro ha un vuoto, una |
scivolata, varie inesattezze e uno svarione. E se gli errori sono gravi in un articolo diventano inaccettabili in una pubblicazione di lunga durata.
Cominciamo dal vuoto, anzi dalla |
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| Marco Azzi Antonio Juliano e Gaetano Manfredi |
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voragine. In un libro di 208 pagine neanche una viene dedicata ad Antonio Juliano, un pilastro della storia del Napoli, nelle cui fila ha giocato per 17 stagioni dal 1961 al 1978, dal 1966, a ventitré anni, con la fascia di capitano. Ha disputato con gli azzurri 355 partite in serie A, 39 in B (segnando 38 reti tra A e B), 72 incontri di Coppa Italia e 39 match tra Coppa Uefa e Coppa delle Coppe. Con l’azzurro della nazionale ha giocato 18 partite diventando campione d’Europa nel 1968 e vice campione del mondo nel 1970 a Città del Messico, giocando anche uno spezzone di partita nella finale con il Brasile persa per 4 a 1.
Una carriera straordinaria che l’ha visto protagonista anche dopo aver lasciato il calcio giocato: da dirigente della società nel 1980 curò l’acquisto dell’olandese Ruud Krol e nel 1984 contribuì all’ingaggio di Diego Armando Maradona.
Gli autori del libro non hanno studiato molto altrimenti avrebbero visto che a marzo è uscito un volume firmato da Flaviano De Luca, giornalista del manifesto per decenni e scrittore, edito da Intra Moenia: ‘Tiri a porta’, ‘Racconti di un calcio napoletano che non c’è più’. De Luca dedica a Juliano sei pagine e un ritratto molto sentito: “Tenace, orgoglioso, schivo, il capitano è stato la bandiera della squadra azzurra |
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| Al Vomero De Magistris presenta 'Tiri a porta' di Flaviano De Luca |
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per tante stagioni, giocando 400 partite in serie A. Un personaggio esemplare, nato nella guerra durante i bombardamenti americani del dicembre 1942 e perennemente in
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guerra, per i suoi diritti e quelli dei suoi compagni. Cresciuto nella periferia nord-orientale puzzolente di idrocarburi, una persona onesta e concreta, primo simbolo di una Napoli diversa, orgogliosa e infaticabile (un modello per i suoi seguaci Ferrara, Bruscolotti, Cannavaro e Insigne) quando la capitale del Mezzogiorno voleva dire arretratezza, miseria, ignoranza”. “Un personaggio esemplare” che è stato dimenticato o volutamente ignorato da chi ha pianificato il libro che pure ha fatto, se necessario, salti mortali per recuperare qualche nome. È il caso di Gianfranco Zola, il centrocampista considerato l’allievo di Diego, che viene inserito addirittura nella “Galleria dei cannonieri”.
Passiamo ora alla piccola vanità del capo della edizione campana del quotidiano romano che retrodata la sua assunzione a Repubblica. Nel pezzo che apre il volume Ragone ricorda il fotografo “Riccardo Siano, scomparso poche settimane fa a soli 61 anni. Abbiamo lavorato insieme dalla fondazione della redazione napoletana, il 18 aprile del 1990”.
Non è vero. Tra i redattori e i graduati messi insieme da Franco Recanatesi, con la benedizione di Eugenio Scalfari, per dare vita all’edizione campana di Repubblica Ragone non c’era, mentre era presente il suo attuale vice Giovanni Marino. Dopo il varo cominciò a collaborare. Nella primavera del 1992 era ancora nella folta pattuglia |
degli abusivi a tempo pieno del giornale (Gabriella Cevoli, Daniela D’Antonio, Bianca De Fazio, Anna Maria Liguori, Ottavio Ragone e Matteo Talenti, figlio di Recanatesi). La |
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| Maria C. Criscuolo, Alfredo Del Lucchese e Franco Recanatesi |
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situazione cambia il 17 aprile con l’arrivo al timone della redazione di piazza dei Martiri di Alfredo Del Lucchese per sostituire Recatanesi che rientra a Roma alla direzione del settimanale il Venerdì. Il 15 giugno 1992 Del Lucchese assume come praticante Ragone in sostituzione dell’inviato Emilio Piervincenzi che segue Recanatesi al Venerdì.
Non a caso occorrono altri due anni perché Ragone completi il praticantato e il 15 settembre 1994 diventi professionista.
Trentacinque pagine del volume vengono riservate a “Passione azzurra in cento whatsapp”, le testimonianze di cento tifosi illustri raccolte da Antonio Di Costanzo, Mariella Parmendola, Pasquale Raicaldo e Ilaria Urbani. Evidentemente tra i quattro c’è probabilmente qualcuno che non ama il calcio e di sicuro non conosce la storia del Calcio Napoli. Altrimenti avrebbero corretto le notizie inesatte fornite dai tifosi illustri. Due esempi di piccole scivolate. La brava giudice del tribunale di Torre Annunziata Maria Concetta Criscuolo scrive: “Sono nata nel 1968, e nel 1986 ero allo stadio San Paolo, con il club Napoli Gragnano, a levare il coro di gioia del primo scudetto, quello di Maradona”. Il Napoli ha vinto il primo scudetto il 10 maggio 1987.
Il secondo esempio. L’attrice Antonella Morea afferma: “Il Napoli per me è la punizione di Maradona alla Juve nel 1985: il pallone che passa sotto la barriera come un sussurro”. L’inimitabile tiro di Diego ebbe |
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| Dario Del Porto, Pasquale Raicaldo e Ilaria Urbani |
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un’altra traiettoria e nel libro ce la descrive Marco Azzi. “Il mitologico calcio di punizione – racconta il cronista di Repubblica – contro la Juventus, il 3 novembre 1985. Tiro a due in area, |
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dieci metri scarsi dalla porta, pallone sopra la barriera e poi in fondo alla rete, contro le leggi di fisica e balistica”.
Chiudiamo con uno svarione. Dopo l’introduzione affidata a Ragone c’è il saluto del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, poco più di due paginette che saranno state viste e riviste dall’ufficio stampa e dalla segreteria. Il sindaco parla del centenario del Calcio Napoli e scrive “la storia della società, come noto, deve molto al suo primo presidente, Giorgio Ascarelli, imprenditore napoletano di origine ebraica, che subì, durante gli anni del regime fascista, la discriminazione delle leggi razziali”.
Manfredi, o chi ha scritto per lui il “saluto”, non conosce la storia di Ascarelli e ha ricordi nebulosi del fascismo. Giorgio Ascarelli nasce a Napoli nel maggio del 1894 e nel 1926 fonda il Napoli Calcio. Nel 1929 costruisce in sette mesi interamente a proprie spese lo stadio ‘Vesuvio’ al Rione Luzzatti che viene inaugurato il 23 febbraio 1930. Diciassette giorni dopo, il 12 marzo, Ascarelli muore per un attacco di peritonite.
Le leggi razziali volute da Mussolini e firmate dal re Vittorio Emanuele III vennero approvate nel 1938, quando Ascarelli era morto da otto anni. |
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