F. Recanatesi dimentica
Benedetto e Del Lucchese

Nella primavera scorsa il giornalista Franco Recanatesi ha ripubblicato con Gremese Internationals il libro, di 380 pagine e ventuno capitoli, intitolato “I pirati di Scalfari” con sottotitolo “Nascita e trionfi de la Repubblica: storia di un miracolo editoriale”. Ed è la riproposizione del volume uscito dieci anni fa con Cairo Editore ("La mattina andavamo in piazza Indipendenza"), come confermato dalla prefazione firmata da Eugenio Scalfari, fondatore e storico direttore di Repubblica, scomparso nel luglio del 2022.
Il libro, ricco di fatti e di aneddoti, è il racconto travolgente, dopo una partenza lenta durata un biennio, dei dodici anni dalla fondazione il 14 gennaio 1976 al 1987 quando il quotidiano, fortemente voluto da Scalfari e dagli editori Carlo Caracciolo e Mario Formenton, riesce nel

‘miracolo’ di diventare il primo giornale italiano per numero di copie vendute superando la corazzata Corriere della Sera. Recanatesi scrive la cronaca dettagliata della squadra voluta dal fondatore, che

Carlo Caracciolo e Mario Formenton

ha imbarcato sulla sua nave corsara giganti del giornalismo italiano e giovani leoni, e racconta anche un parte importante della sua biografia professionale ma ne viene fuori un libro datato che piacerà sicuramente ai ‘nostalgici’ perché quell’Italia non c’è più, perché non c’è più da tempo quel giornalismo e persino della Repubblica del ’76 è rimasto pochissimo. E quel pochissimo l’imprenditore greco Theodore Kyriakou, che da marzo è l’editore del Gruppo. sembra intenzionato a cancellarlo rapidamente perché è più interessato a puntare sulle radio e a investire sulla tv.
Romano, ottantacinque anni compiuti a maggio, professionista da sessanta, Recanatesi ha scritto un libro documentato e scorrevole ma nello sterminato indice dei nomi, quindici pagine, ci sono due vuoti e sono assenze forse non casuali.
La prima è Alfredo Del Lucchese. Natali nel gennaio del 1944 a Terricciola di Pisa ma convintamente livornese, dopo venti anni al Telegrafo (poi diventato il Tirreno) e il passaggio alla Nuova Sardegna come redattore capo e poi vice direttore, nel 1985 Del Lucchese approda a Repubblica nell’ufficio dei redattori capo guidato dal mitico Franco Magagnini, da cui erediterà l’incarico.
Nella primavera del 1992 Scalfari individua Del Lucchese come l’uomo giusto per chiudere il biennio napoletano di Franco Recanatesi che nell’aprile del 1990 ha inaugurato l'edizione campana di Repubblica. Ci sono alcune frizioni con la sede centrale; si parla, tra l'altro, dello sforamento ripetuto del cospicuo fondo spese e della presenza nella redazione di piazza dei Martiri, con scrivania e computer, di Matteo Talenti, figlio di Recanatesi.
Il secondo nome non citato nell’indice è quello di Marco Benedetto. Nato a Genova nel gennaio del 1945 inizia come giornalista all’Ansa, passa quindi alla Fiat come capo ufficio stampa per diventare

Marco Benedetto e Franco Recanatesi

amministratore delegato della Stampa. Nel 1984 Benedetto viene assunto come dirigente a Repubblica per diventare poi amministratore delegato.
Nell’autunno del

1996 Franco Recanatesi lascia la direzione del Venerdì e va in prepensionamento. Il giornalista spiega che “dopo la partenza di Scalfari (che cinque mesi prima ha lasciato la direzione a Ezio Mauro, ndr) al giornale il clima è cambiato e non mi sono trovato più a mio agio”. Il prepensionamento è una decisione sorprendente e clamorosa di cui si occupa anche il settimanale satirico Cuore, guidato da Andrea Aloi. Secondo Cuore la vicenda non è andata proprio come la racconta l'ormai ex direttore. Nel marzo del 1996 Recanatesi organizza una affollata trasferta in Kenya per una doppia partita di calcio della Nazionale giornalisti da lui capitanata con staff tecnico (allenatore, medico e massaggiatore) e familiari. Dopo qualche settimana arriva in redazione un fax del tour operator che ha organizzato il viaggio in Kenya il quale sollecita quanto promesso. Il 12 luglio compare sul Venerdì un servizio di cinque pagine dal titolo “Vi ricordate di Malindi?”.
Da tempo l’amministratore Benedetto aveva nel mirino Recanatesi per la disinvolta gestione del settimanale e in questo caso, grazie a una segretaria del giornale che gli consegna il fax del tour operator indirizzato a Recanatesi, ha l’occasione per chiudere i conti. Lo convoca per dirgli di dimettersi. Il direttore del Venerdì prova a resistere, manda il suo avvocato a trattare ma di fronte alla pila di materiale accumulato sulla sua gestione decide di accettare la pensione.