Lo ‘juventino’ Manfredi
boicotta Giorgio Ascarelli

SULLA CARTA È una storia semplice che può essere risolta in tempi brevi. Invece c’è un manipolo oscuro che, grazie alla copertura del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e della vice Laura Lieto, assessore con la delega anche alla Toponomastica, boicotta l’iniziativa.
Vediamo le due facce della questione. La prima. A Fuorigrotta lo spazio antistante lo stadio Maradona è intitolato all’avvocato Vincenzo Tecchio. Ma chi è Tecchio? Iscritto ai Fasci di combattimento dal primo dicembre 1920, poi “squadrista della prima ora” (Treccani), “seguace di Aurelio Padovani e di Roberto Farinacci”, come lo definisce il

giornalista Pietro Gargano, la firma più autorevole del Mattino dell’ultimo quarto di secolo. Nel gennaio del 1923 diviene segretario federale a Napoli del Partito nazionale fascista. Dal 1929 al 1939 è

Roberto Farinacci e Aurelio Padovani

deputato della Camera del Regno, poi dal 1939 al 1943 della Camera dei fasci e delle corporazioni. Dopo l’armistizio dell’8 settembre del ’43 aderisce alla Repubblica sociale italiana. Finita la guerra, nel dicembre del 1946, prende parte alla fondazione del Movimento sociale italiano. Prima, nel novembre del 1938, dopo l’approvazione delle leggi razziali Tecchio, membro del Direttorio nazionale del sindacato degli avvocati, prende parte all’epurazione dei professionisti ebrei.
La decisione di intitolare a Tecchio il piazzale di Fuorigrotta viene presa nel 1958 da due ex fascisti, l’ex sindaco di Napoli Achille Lauro e Nicola Sansanelli per il quale è sufficiente qualche flash: il primo dicembre del 1920 è tra i fondatori dei Fasci di combattimento napoletani di cui fu presidente nei due anni successivi; nell’ottobre del 1922 è il comandante dei fascisti napoletani alla Marcia su Roma; nel 1924 viene eletto deputato nel listone fascista; nel secondo dopoguerra fu consigliere comunale a Napoli nelle fila dei monarchici. Glissando sugli sponsor, le note biografiche di Tecchio giustificherebbero da sole il cambio di nome del piazzale di Fuorigrotta.
Vediamo l’altra faccia della medaglia. In una intervista pubblicata dal Mattino nel gennaio del 2018 l’autrice Titti Marrone chiede al giornalista e scrittore Nico Pirozzi a chi si potrebbe intitolare il piazzale una volta cancellato il nome di Tecchio. La risposta è “all’industriale tessile Giorgio Ascarelli”, socialista, ebreo, massone e filantropo che nell’agosto del 1926 fondò l’Associazione calcio Napoli e costruì in

Napoli. Via Ascarelli a rione Luzzatti

sette mesi uno stadio da 20mila posti che poi la moglie regalò alla società.
La proposta del nome di Ascarelli piace alla comunità ebraica partenopea che promuove una petizione che

raccoglie duemila firme. Anche l’allora sindaco di Napoli Luigi De Magistris si mobilita e vara una delibera di indirizzo con la quale chiede alla commissione Toponomastica di valutare l’intitolazione del piazzale di Fuorigrotta ad Ascarelli. Nel 2023 persino Manfredi, da due anni sindaco, scende in campo e dichiara che “proprio in virtù della grande rilevanza che Ascarelli ha avuto per Napoli la Commissione toponomastica del comune si riunirà presto per valutare la richiesta di intitolare piazzale Tecchio a suo nome avanzata da un gruppo di cittadini e di associazioni”.
Veniamo ora agli avvenimenti degli ultimi mesi. Il 25 marzo il consiglio comunale di Napoli ha approvato con due astensioni l’ordine del giorno presentato da alcuni consiglieri del Pd, primo firmatario il capo gruppo Gennaro Acampora, per “intitolare piazzale Tecchio a Giorgio Ascarelli e via Vittorio Emanuele III a Maurizio Valenzi”. Una proposta che ha avuto l'appoggio entusiasta di molti intellettuali, tra i quali gli scrittori Erri De Luca (“sostengo la cancellazione di Tecchio per una questione di igiene politica del presente”) e Maurizio De Giovanni (“intitolare piazzale Tecchio ad Ascarelli è giustissimo: è stato un personaggio meraviglioso. La toponomastica sia celebrativa”). Il 13 maggio il consiglio della municipalità di Bagnoli-Fuorigrotta ha approvato all’unanimità la delibera per piazzale Ascarelli. Sei giorni

dopo Vincenza Amato, presidente del consiglio comunale partenopeo, ha inviato al Servizio toponomastico e per conoscenza al sindaco e alla vice Laura Lieto un documento con il

Gennaro Acampora e Erri De Luca

qualesi chiede di porre massima attenzione a che il procedimento necessario sia avviato e che in tempi brevi si possa intitolare il piazzale (di Fuorigrotta, ndr) a Giorgio Ascarelli”. Intanto va avanti la raccolta di firme per sostenere il cambio di nome in favore Ascarelli e Valenzi. L’iniziativa è partita nella seconda metà di marzo e sia la petizione per Valenzi che quella per Ascarelli hanno già superato le mille firme.
Problema risolto, quindi? No perché l’oscuro manipolo è deciso a difendere con i denti la toponomastica fascista, anche con delle operazioni disinvolte. Visto che continuava a montare la spinta per intitolare il piazzale di Fuorigrotta ad Ascarelli qualcuno ha pensato che si poteva risolvere la questione dedicando al fondatore del Calcio Napoli un’altra via. È stata individuata una strada senza nome nella zona più squallida di rione Luzzatti, la sera spesso frequentata da tossici e prostitute. Il 23 giugno dello scorso anno la proposta è stata approvata all’unanimità dalla Commissione consultiva toponomastica e sei mesi dopo anche la giunta comunale l’ha votata all’unanimità.
I difensori di Tecchio dovranno però fare i conti con l’ordine del giorno approvato dall’intero consiglio comunale e con le migliaia di persone che hanno dato il loro sostegno al cambio del nome del piazzale di Fuorigrotta. E non ci sarà più spazio per chi vuole fare il pesce in barile.
Va fatta una premessa: come stabilito dalla circolare del ministero dell’Interno del 1991 “l’atto deliberativo in materia di toponomastica è di competenza della giunta comunale”. Allora la vice sindaca Laura

Vincenza Amato e Laura Lieto

Lieto deve dire con chiarezza se è contraria all’intitolazione del piazzale di Fuorigrotta a Giorgio Ascarelli preferendogli Vincenzo Tecchio.
Passiamo al sindaco. A marzo,

alla vigilia del referendum sulla giustizia Gaetano Manfredi dichiarò “ho fiducia sul risultato del voto perché Napoli è una città democratica e antifascista”. Dopo poche settimane lo juventino sindaco di Napoli ha cambiato idea e non vuole dare il giusto riconoscimento all’industriale che cento anni fa fondò il Napoli? Si prenda le sue responsabilità e renda noto come pensa di muoversi.