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Mattino, vertici e cronaca
sorpresi e spiazzati dai No
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NEI LUNGHI MESI della campagna per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone ha schierato la flotta dei suoi quotidiani, a cominciare dall’ammiraglia Messaggero, in favore del ‘Sì’ per contribuire alla vittoria della legge sulla separazione delle carriere dei magistrati fortemente voluta dal governo di Giorgia Meloni. Al Mattino, diretto da Vincenzo Di Vincenzo, si sono subito allineati adottando una tecnica consolidata: interventi affiancati con lo stesso spazio per i sostenitori del ‘Si’ e del ‘No’ e poi i titoli di altri servizi invece |
nettamente schierati, anche in prima pagina, per la conferma della legge che prende il nome dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e interventi di persone decisamente a |
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| Giovanna De Minico, Paola Janes Carratù e Leda Rossetti |
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favore del ‘Sì’. Un esempio? Prendiamo il Mattino del 17 marzo, a cinque giorni dal voto per il referendum. A pagina 6 ci sono due grandi box a tre colonne con “il fronte del Sì” e “il fronte del No”; lo stesso schema viene ripetuto in cronaca a pagina 22: “Gratteri per il No” e “Avvocati per il Sì”.
La pagina 7 però è occupata da una lunga intervista al reggino di Pazzano Luigi Sbarra, segretario nazionale della Cisl dal marzo 2021 al febbraio 2025 quando si è dimesso per diventare quattro mesi dopo sottosegretario del governo Meloni con la delega al Mezzogiorno. Il titolo del servizio è chiarissimo: "Zes e crescita del Sud un modello per l'Italia / Giustizia sì alla riforma".
Il 16 marzo il ‘comitato napoletano per il No’ organizza al teatro Diana, al Vomero, una grande manifestazione. Citiamo alcuni degli intervenuti. Introduce Ettore Ferrara, numero uno del ‘comitato per il No’ ed ex presidente del tribunale di Napoli, che dà il microfono alla conduttrice, la giornalista Carmen Lasorella. Il primo a intervenire è l’attore Andrea Renzi che legge il 'Discorso sulla Costituzione' pronunciato davanti agli studenti a Milano nel 1955 da Piero Calamandrei.
Lasorella intervista quindi Tomaso Montanari, rettore della Università per stranieri di Siena. Tocca poi ad Aldo Policastro, procuratore generale di Napoli, a Leda Rossetti, presidente dell’Anm distrettuale, e allo storico Isaia Sales.
Breve intermezzo con un testo letto da quattro attrici di teatro. Si va avanti con una intervista al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, accolto da una standing ovation da parte degli spettatori, e a seguire tocca allo storico della criminalità organizzata Antonio Nicaso e all’attore Jacopo |
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| Lello Esposito, Ettore Ferrara e Antonio Nicaso |
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Fo. Dà il suo contributo anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi che si dichiara molto fiducioso su un largo successo dei No (“Napoli è una città democratica e antifascista”). Dopo |
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il sindaco l’attore Pako Ioffredo legge l’Orazione funebre di Pericle, con la frase "qui ad Atene noi facciamo così", per celebrare la democrazia ateniese e per ricordare i cittadini caduti durante la Guerra del Peloponneso. A questo punto è il turno di Raffaele Cantone, per cinque anni presidente dell'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione, poi procuratore a Perugia e da pochi giorni nominato dal Csm al vertice della procura di Salerno. Poi c’è l’intervista di Carmen Lasorella allo scrittore Maurizio De Giovanni, seguita da una lunga dichiarazione video di Marco Travaglio. C’è spazio anche per un breve intervento dell’artista Lello Esposito. Prendono posto sul palco la docente di Diritto costituzionale della Federico II Giovanna De Minico e l’avvocata civilista Paola Janes Carratù.
Aggiungiamo ora qualche informazione sulle presenze. Il Diana è uno dei teatri più capienti della città: ha 920 posti a sedere tra la platea e le due gallerie ed era gremito. Diverse decine di persone sono rimaste fuori e gli organizzatori hanno deciso di mettere due sedie davanti all’ingresso per consentire ad alcuni degli ospiti della manifestazione di andare a parlare sul marciapiede.
Tra questi l’ex presidente del tribunale di Napoli Nord Pierluigi Picardi, il sostituto procuratore di Nola Francesco Vicino, Jacopo Fo, Maurizio De Giovanni e Tomaso Montanari.
Perché Iustitia riserva un resoconto così dettagliato alla manifestazione al Diana? Perché un appuntamento organizzato con più di venti ospiti, di cui diversi esponenti di notorietà nazionale, e la partecipazione convinta di oltre mille persone della società civile sono un segnale forte.
Vediamo come l'iniziativa per il No è stata raccontata dai quotidiani napoletani. Il 17 marzo Repubblica Napoli apre la copertina con un titolo (“Manfredi, Gratteri e Policastro guidano la mobilitazione per il No”) e con una grande foto piazzata a centro pagina. La seconda è occupata dalla cronaca dell’evento (il titolo è: Gratteri, un No contro la riforma / ‘È ispirata da Gelli e Berlusconi’), con un servizio di Alessio Gemma.
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Sulla stessa lunghezza d’onda il Corriere del Mezzogiorno. Il titolo che apre la prima è “Un No per la Costituzione”, folla al Diana /I relatori costretti a parlare anche all’esterno”, |
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| Raffaele Cantone, Licio Gelli e Nicola Gratteri |
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preceduto da una foto di Jacopo Fo in piedi su una sedia davanti all’ingresso del teatro. Alla pagina 2 campeggia un titolo (“Un No per la Costituzione / Magistrati e artisti al Diana”), con un lungo articolo di Claudio Mazzone.
E il Mattino? Sulla manifestazione vomerese il lettore del quotidiano di Caltagirone non trova titoli di apertura, non trova titoli di spalla e neanche di taglio medio o basso e non trova foto anche se al Diana erano presenti molti fotografi, anche quelli del Mattino. Leggendo con la lente d’ingrandimento il giornale si trova traccia dell’avvenimento per il No a pagina 22 costruita con il confronto tra favorevoli e contrari alla riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il cronista Dario De Martino fa un resoconto della manifestazione che si è svolta al Diana nascosto sotto un titolo centrato soltanto su Gratteri.
A destra c’è l’appello dei favorevoli al Sì che occupa 135 righe. Di queste un centinaio sono dedicate alle argomentazioni del presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli Carmine Foreste.
Ricapitolando abbiamo due articoli di uguale ingombro: da un lato una lunga intervista al presidente degli avvocati partenopei, dall’altra una manifestazione straordinaria con oltre venti ospiti seguita per più due ore e mezzo da mille spettatori attenti e partecipi.
Come mai il Mattino è l’unico tra i principali quotidiani napoletani a incorrere in un infortunio giornalistico così grave? Due le possibili spiegazioni: un allineamento agli input aziendali spinto fino all’autolesionismo; una sottovalutazione della notizia da parte dei vertici del giornale e dei responsabili della cronaca.
Da notare che lo stesso giorno, per festeggiare i 134 anni del Mattino, il direttore Di Vincenzo firma un fondo in prima pagina dal titolo “Il |
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| Maurizio De Giovanni, Pierluigi Picardi e Aldo Policastro |
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dovere e la passione di informare ogni giorno”. Forse sarebbe meglio precisare non proprio “ogni giorno”.
Arrivano finalmente i giorni del voto. C’è
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un’affluenza sorprendente, il 58,93 per cento; il No stravince con sei punti e mezzo di vantaggio: il 53,74 per cento per i contrari alla riforma e il 46,26 per cento per i favorevoli. La Campania va molto oltre il dato nazionale con il 65,22 per cento di No contro il 34,78 di Sì. La città di Napoli con il 75,49 per cento dei No contro il 24,51 dei Sì ha la percentuale più alta tra le grandi città italiane. E tutti i capoluoghi della regione sono ben oltre la media nazionale.
Le forze politiche, vincitrici e perdenti, gli osservatori della politica, gli studiosi dei flussi elettorali dovranno fare analisi attente di un voto certamente complesso. Però anche i timonieri del Mattino dovrebbero cercare di capire che cosa è successo in Campania il 22 e 23 marzo. Con il Sì che a Napoli non raggiunge neanche un quarto degli elettori c’è da chiedersi quanti voti ha spostato la linea del Mattino? E c’è anche da domandarsi se pigrizia e appiattimento su indicazioni esterne non abbiano fatto perdere ai cronisti del giornale sensibilità e capacità di ascolto dei cittadini? Non hanno infatti sentito arrivare l’onda altissima del voto dei giovani e di quartieri con percentuali per il No ben oltre l’80 per cento come Ponticelli, San Giovanni, Barra (81,79) o appena sotto l’80 per cento come Fuorigrotta e Bagnoli (79,31) e Piscinola, Marianella, Chiaiano e Scampia (79,11). |
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