Si parla soltanto di femminicidi

"L’attenzione e la professionalità" con la quale alcuni giornalisti napoletani seguono la cerimonia di apertura dell'anno giudiziario è testimoniata dal titolo che occupa l’apertura della prima pagina di domenica primo febbraio del Corriere del Mezzogiorno, guidato da Paolo Grassi: In un anno femminicidi raddoppiati, con il sommario Allarme del pg Policastro: "Oltre novemila procedimenti per reati di genere". E a pagina 3 Magistrati in trincea, allarme-Napoli “Nel 2025 raddoppiati i femminicidi”.
Dopo avere puntato in prima pagina sulle polemiche per la riforma, Repubblica Napoli a pagina 5 titola Allarme femminicidi e violenza giovanile e nel servizio di Dario Del Porto e Antonio Di Costanzo nelle prime righe riporta un'affermazione del procuratore generale Aldo Policastro, secondo cui la violenza di genere "è una priorità sul territorio".
Il Mattino in prima pagina punta sulle divisioni per la riforma, sull'invito al dialogo del sottosegretario Alfredo Mantovano e sull'intervento di una studentessa di Caivano, oramai una ‘causa di procedibilità’ per convegni o manifestazioni su violenza e dintorni nei quali non deve mancare in nessun modo un Caivanese.
Ma andiamo in profondità, non come quei cronisti che dispensano allarmi e dati in totale libertà. Nel 2024 i femminicidi in Campania sono stati 4, 10 nel 2025. Allarme rosso? Trincea? Secondo l'Istat, in Campania, su una popolazione complessiva di quasi 5 milioni e 800mila abitanti, il 51% è di sesso femminile. Quindi parliamo di due milioni e 900mila donne; se escludiamo neonate e ultraottantenni arriviamo a poco meno di due milioni di donne. 10 su due milioni: come allarme, come emergenza, come trincea non c'è che dire, urgono rimedi urgenti, magari postergandoli a quelli dell'emergenza ambientale, crimini, violenza minorile, solo per citare le vere emergenze del nostro territorio. E ancor più grave è confondere il lettore citando gli oltre novemila procedimenti in corso per reati di genere. Procedimenti può significare denuncia, indagine, processo, magari di primo grado o di appello. Sui cui esiti nulla si dice, naturalmente, perché approfondire è complicato, noioso. Meglio un titolo a effetto modello TikTok o Facebook, meglio una relazione, quella del pg Policastro, che cavalchi tematiche meritevoli di menzione piuttosto che una riflessione sul come evitare il sovraffollamento giudiziario di denunce che hanno esito negativo nel 60% dei casi.
Che dire poi dei dati trionfali diffusi dalla presidente della Corte d'appello Maria Rosaria Covelli? L'arretrato diminuisce, certo, lo dicono i numeri, ma quello che i numeri non dicono, se non si vuole farglielo dire, è come questo arretrato diminuisca. Improcedibilità ex legge Cartabia? Accoglimenti o riforme dei giudicati di primo grado che poi reggono in Cassazione? E sono tanti i cronisti ‘plaudentes’. Non una domanda sui gravi ritardi della Corte di appello nell'esecuzione della confisca, poi annullata, dei beni ai fratelli Pellini, condannati per disastro ambientale e non una domanda su eventuali sanzioni ai magistrati se negligenti. Non una domanda su quanti siano i risarcimenti per ingiusta detenzione pervenuti alla Corte d'appello. Non una domanda su quanti siano stati o siano ancora sotto procedimento i magistrati del distretto su iniziativa del pg.
Ma sì, volete che ci si occupi di argomenti minori, ma sì, con queste emergenze a chi volete interessi davvero il funzionamento della giustizia?

Guglielmo Navarra
 
Aldo Policastro
Dario Del Porto
Antonio Di Costanzo
Alfredo Mantovano
Maria Rosaria Covelli
Marta Cartabia