Con il Primo piano di pagina 23 del 13 gennaio parte male il desk della cronaca del Mattino (responsabile Gerardo Ausiello, vice Leandro Del Gaudio) nell’anno in cui viene festeggiato il centenario del Calcio Napoli, società fondata Giorgio Ascarelli, industriale tessile, ebreo e socialista. L’autore del servizio, Luigi Roano, scrive di ventisette cantieri aperti per le strutture sportive cittadine nell’anno di Napoli Capitale europea dello sport. Il titolo è Sport, investiti 20 milioni “Impianti nelle periferie”. Nella fascia alta sopra al titolo ci sono tre foto con un titoletto (“La piscina Scandone”, “La pista del Virgiliano”, “Lo stadio Ascarelli”) e una breve didascalia.
Nel testo della terza foto il deskista chiarisce: “Si rifà il maquillage l’impianto di Ponticelli che molti anni fa ospitava le partite di calcio del Napoli”.
È una notizia errata. L’impianto di Ponticelli, che dal 2011 si chiama Ascarelli, non ha mai ospitato le partite del Napoli. Per la ‘sua’ squadra l'imprenditore fa costruire in sette mesi e inaugura il 16 febbraio del 1930 uno stadio al Rione Luzzatti dalla capienza di ventimila posti e lo chiama stadio Vesuvio. Un mese dopo l’imprenditore muore e “a furor di popolo”, scrivono il giornali, l’impianto viene intitolato ad Ascarelli. Il nome dura poco perché nel 1934 l’Italia ospita i mondiali di calcio, poi vinti dalla nazionale guidata da Vittorio Pozzo. A Napoli vengono giocate due partite (Ungheria-Egitto e la finale per il terzo posto tra Austria e Germania) e il regime, guidato da Benito Mussolini, decide che l’impianto deve chiamarsi Partenopeo. Nel 1942 lo stadio Ascarelli viene distrutto dai bombardamenti degli alleati. |