Al tg della Campania
anche servizi nazionali

Cara Iustitia,
voglio segnalarti un episodio che a me sembra grave. Sabato 12 maggio a tutte le 21 redazioni della Tgr (la Testata giornalistica regionale della Rai) giunge una nota dal direttore Angela Buttiglione: da Roma arriverà un servizio sul Family day, la manifestazione che si tiene quel giorno, destinato all'edizione delle 19.30. La cosa a dir poco bizzarra è che tale servizio,

realizzato dalla redattrice romana Alessandra Forte, non ha alcun ‘aggancio’ con le realtà regionali. Per quasi 1’40”, così, vediamo e sentiamo parlare di Berlusconi, Casini e Fini; ascoltiamo le voci di alcuni


Il Giornale del 13 maggio

partecipanti che ribadiscono l’importanza della famiglia ‘tradizionale’; ci commuoviamo ai primi piani di bambini sorridenti insieme a mamma e papà. Se proprio il vertice della Tgr voleva rimarcare un'attenzione alle indicazioni del Vaticano poteva almeno farsi furbo, e chiedere ai caporedattori centrali delle sedi regionali, che certo non si sarebbero sottratti, di preparare dei servizi con riferimenti locali: raccontando quanti pullman e treni speciali erano partiti dalla tale regione, persino, azzardo, intervistando politici del posto sull’importanza della manifestazione. Invece no: viene girato ai tg regionali (e ai relativi telespettatori) un servizio di taglio nazionale, assolutamente ingiustificato e incomprensibile in un notiziario locale. Una cosa del genere non è stata fatta, per restare in ambito religioso, nemmeno con l’elezione di Benedetto XVI, per non parlare di altre manifestazioni, sindacali e politiche, che hanno portato a Roma un milione di persone. Non ti sembra, cara Iustitia, una scelta intollerabile? E pensi che l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, muoverà un dito per stigmatizzare questa forzatura? Perché, cara Iustitia, non


Silvio Berlusconi, Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini

provi a chiederlo al segretario nazionale dell’Usigrai, il cattolicissimo Carlo Verna? Con crescente smarrimento,
                      Lucia Neve

Abbiamo raccolto l’invito della lettrice e, per verificare le notizie che ci

ha fornito e registrare i commenti dei protagonisti, siamo partiti proprio da Carlo Verna. Il ‘prete’, come lo hanno scherzosamente ribattezzato i suoi avversari sindacali, dichiara a Iustitia che conosce la questione, ma che non intende commentarla, né dire se l’Usigrai ha adottato iniziative. Posizione legittima per un giornalista qualunque, ma, a nostro giudizio, discutibile per chi ha la responsabilità di rappresentare i milleseicento giornalisti che lavorano alla Rai. Quando nell’ottobre scorso al congresso di Montesilvano, battendo Giuseppina Paterniti, Verna raccolse l’eredità di Roberto Natale al vertice dell’Usigrai, per il neo segretario Iustitia citò la ‘legge di Peter’ (una curiosità: Peter è l’anagramma di prete). E chiarì che, secondo Laurence J. Peter, “in un’organizzazione ‘meritocratica’ ognuno viene promosso fino al suo livello di incompetenza. Cioè se una persona sa fare bene una certa cosa la si sposta a farne un’altra. Il processo continua fino a quando ognuno arriva al livello di ciò che non sa fare”. Forse, quella riportata da Iustitia, non era una citazione sbagliata.
Mettiamo allora da parte l’Usigrai e vediamo i riflessi del Family day in altre sedi regionali. Renato Cantore, responsabile della redazione Rai di Potenza e ex numero uno di Ordine e Assostampa lucana, corregge la versione della lettrice. “Con una nota – precisa Cantore – Carlo Fontana, redattore capo dell’agenzia della Tgr (la testata giornalistica regionale, ndr) ci ha chiesto se eravamo interessati a un servizio sul Family day; non eravamo interessati e non abbiamo messo in rete niente sulla manifestazione romana, già coperta dai servizi del Tg3”.
Altrettanto netta la correzione di tiro che arriva dall’agenzia della Tgr, da tre mesi guidata da Carlo Fontana, ex responsabile della sede abruzzese. Nessun servizio, fanno sapere in via ufficiosa, viene ‘imposto’ alle sedi regionali; avvenimenti e notizie di rilevanza nazionale o di interesse particolare per una o

più regioni vengono da Roma segnalati ai responsabili delle redazioni distaccate e inviati alle sedi soltanto se richiesti. La stessa trafila, puntualizzano dall’agenzia, è stata seguita anche in occasione del Family day, con la precisazione nella nota per le sedi che nel


Roberto Natale, Giuseppina Paterniti e Massimo Ravel

servizio base non ci sarebbero state dichiarazioni di politici. Hanno certamente chiesto il servizio di Alessandra Forte l’Abruzzo, l’Emilia, la Puglia; per il Lazio, che ospitava il Family day, sono state inserite interviste a Berlusconi, Casini e Fini, che sono intervenuti nella parte conclusiva della manifestazione; il responsabile della redazione di Milano, Ezio Trussoni, ha invece chiesto di aggiungere qualche battuta del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.
Sul Family day minimizza anche Umberto Avallone, redattore della Rai potentina, a Montesilvano primo degli eletti, dopo il segretario, nel direttivo Usigrai e componente del coordinamento dei comitati di redazione delle sedi regionali. “Da Roma - dichiara a Iustitia - arrivano segnalazioni sui temi più disparati e sta alla valutazione del responsabile della sede chiedere il servizio o declinare la proposta. E anche un servizio richiesto può essere tranquillamente cestinato, se nel corso della giornata emergono fatti di maggior rilievo giornalistico. Tecnicamente non esistono servizi ‘di rigore’, cioè ‘imposti’ da Roma, anche se magari qualche evento di rilievo speciale viene segnalato con particolare calore”.
Le spiegazioni che arrivano da Roma lasciano perplessi i giornalisti della sede napoletana. “Del servizio sul Family day mandato in onda dal Tgr Campania – spiega uno dei cronisti anziani – abbiamo discusso tra di noi, anche se il cdr (Pasquale Piscitelli, Massimo Ravel, Nando Spasiano, ndr) non è intervenuto in maniera ufficiale. I fatti incontestabili sono tre. Il primo. A Roma si è svolta una manifestazione fortemente politicizzata dalla Casa della libertà, con dichiarazioni di Berlusconi del tipo “In Italia vogliono far tacere la Chiesa come in Urss”. Il secondo. La grande maggioranza delle sedi regionali non ha mandato in onda il servizio perché pura ripetizione di quelli messi in onda da tutti i tg della Rai. Il terzo. Sedi come la Lombardia hanno accettato l’offerta romana chiedendo di regionalizzare il servizio. A via Marconi tutto questo non è accaduto e il nostro capo redattore ha piazzato nell’edizione campana un inspiegabile servizio nazionale”.