Via Cocaina, via Mariuana

Gentile Iustitia,
le giro la lettera inviata il primo aprile al direttore del Mattino Virman Cusenza, che finora non l'ha pubblicata

Oggetto: articolo di Pietro Treccagnoli sulla toponomastica di Napoli

Caro Direttore,
leggo il Suo giornale del 31 marzo e scopro che  vi si ospita il razzismo e - mi scusi - il baratto fra le libere quanto discutibili opinioni dell'articolista e la notizia commentata. Circa gli errori di Sannazaro con due "z", o gli scambi di vocali su Gerolomini, o Girolomini, nulla da dire, salvo, forse, lo scarso interesse della notizia. Ma la saccente rappresentazione delle ..stravaganze della toponomastica, con tutta l'ironia sull'uso di nomi di opere letterarie o musicali o simili con richiamo alle Capitali, mi sembra una comunicazione sud-africana pre-Mandela.
Che vuole Treccagnoli? Vuole chiamarle "via cocaina", "via mariuana", "via siringhe", via Aids? Vogliamo alzare le barricate? Chiudere i fetenti?
Quando Treccagnoli vorrà interessarsene, potrò fargli conoscere persone SPLENDIDE, con meriti civili che forse nemmeno una firma giornalistica può vantare, che risiedono a Secondigliano, ai Censi; è vero, circondati dalla camorra, ma non per colpa loro. Forse per carenze dei poteri pubblici e per il razzismo col quale stampa, televisione e intellettuali di via Chiaia parlano di "bronx".
Mi meraviglio che si consenta un tale disprezzo per la gente per bene che abita in questa città. Spiace che chi scrive sulla stampa non sappia nemmeno con chi pigliarsela. Il signor Paolozzi, che non ho il piacere di conoscere, è l'attuale capo della Commissione Toponomastica. Ma come può spiegare le scelte di chi l'ha preceduto venti anni fa? Treccagnoli poteva documentarsi sul momento dell'assunzione delle decisioni, almeno per i quartieri della ricostruzione post-terremoto, nuovi e chiaramente databili. Avrebbe potuto interrogare chi scelse quei nomi e farsene spiegare il perché. Indipendentemente dal suo gusto, forse avrebbe appreso che vi erano dei ragionamenti e sopratutto che vi era uno stato d'animo del momento della città, forse più costruttivo del suo articolo. Forse era troppo faticoso.
È facile parlare male del Comune, ma è altrettanto razzista. Perché in quella baraonda colonizzata dalla mala politica e dalle raccomandazioni, esistono anche dipendenti e collaboratori onesti, capaci, dignitosi, non raccomandati, magari anche vessati, ma che aspettano ancora un riconoscimento da quei servizi di informazione che si beano di sensazionalismo. Mi creda, con dispiacere

Valerio Tozzi

(*) Da www.musicroom.it
 

Virman Cusenza

Nelson Mandela (*)
Valerio Tozzi