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Un enfant prodige
che vive in redazione
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Quando, nel giugno 2002, venne annunciata la nomina di Mario Orfeo alla direzione del Mattino, Iustitia gli dedicò una lunga nota biografica intitolata “Un enfant prodige che vive in redazione”, che oggi ripubblichiamo.
Va detto però che in questi sette anni Orfeo ha modificato le sue abitudini: vive un po’ meno in redazione ed è diventato una presenza fissa di tutti i canali televisivi, con una spiccata preferenza per ‘Porta a porta’, la trasmissione di Rai Uno condotta da Bruno Vespa.
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NEL
1989, INTERVISTATO da un periodico locale,
il giornalista economico Giulio Mazzocchi (con Scalfari nella squadra che diede
vita a Repubblica),
da sei mesi direttore
del Giornale di Napoli,
passava in rassegna
i suoi redattori e arrivato
a Mario Orfeo,
allora ventitreenne,
azzardò una previsione:
nel giro di pochi anni
diventa direttore. |
Gli esordi |
Nell'ottobre
dell'83, al corso Vittorio
Emanuele II, a pochi
passi dal Pontano, il
liceo dei gesuiti frequentato
dalla Napoli bene, c'è
la redazione del quotidiano
Napolinotte. Il direttore
è Gino Grassi,
buon amico dello zio
di Orfeo, il senatore
dc Ludovico Greco,
ex vice direttore del
Roma (uno dei sette
consiglieri comunali
che nel settembre del
'61 abbandonarono Achille
Lauro e il partito
monarchico per passare
alla Democrazia cristiana
e furono bollati dal
direttore del Roma Alberto
Giovannini con un
fondo memorabile: 'I
puttani'). Greco presenta
il nipote diciassettenne
a Grassi che lo affida
ad Antonio Sasso,
responsabile delle pagine
sportive. Sasso nel febbraio 1985
si imbarca con Orazio Mazzoni nell'avventura del Giornale
di Napoli tirandosi
dietro Orfeo, al quale
bastano tre mesi da
abusivo per diventare
il capo dello sport,
scavalcando colleghi
più anziani come Gianfranco Lucariello;
poco dopo arriverà
anche il contratto di
praticante. Alla metà
degli anni ottanta Paolo
Cirino Pomicino,
potente presidente della
commissione Bilancio
della Camera, lancia
l'operazione Itinerario,
un mensile gonfio della
pubblicità di
grandi aziende pubbliche
e private. Affida la |
direzione a un giovane neanche
trentenne, Antonio
Galdo, con
il compito di
coinvolgere a
vario titolo nella
fattura del periodico
tutti i giornalisti
che occupano posizioni
di rilievo nei
media napoletani.
Per i soldi non
c'è problema,
dalle inserzioni
arrivano ogni
anno centinaia
di milioni di
lire. Galdo ha
un amico con il
quale ha condiviso
la carriera scolastica, Gigi Orfeo,
ora primario di
pediatria a Benevento
e fratello di
Mario che viene
subito chiamato
a collaborare
al mensile fino
a
curare
|
.jpg)
Orfeo (Il Giornale di Napoli, 1988) |
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la macchina del giornale.
Del resto editore e
direttore non possono
non apprezzarne l'affidabilità,
lo stakanovismo e la
scioltezza sul lavoro.
Per di più i
rapporti con Pomicino
sono ottimi anche per
i legami familiari di
Orfeo: suo cugino, il
professore universitario Vincenzo Maria Greco,
figlio di Ludovico (cugina
di Orfeo è anche
l'inviata della Rai Marisa Figurato),
è uno dei collaboratori
più stretti di
Pomicino sulle vicende
della ricostruzione
post terremoto, un'attività
che gli ha procurato
molti problemi sul versante
giudiziario. |
Lo sport |
La passione
per lo sport lo spinge
a entrare in un giornale
(è tifosissimo
del Milan, ma non c'è
ancora Berlusconi);
da cronista sportivo
firma il primo servizio
da inviato, spedito
a Montecarlo dal Giornale
di Napoli per seguire
il match mondiale di Patrizio Oliva (farà la trasferta
insieme all'inviato
dell'agenzia Rotopress Toni Iavarone,
ora capo dei servizi
sportivi del Mattino);
lo sport gli apre le
porte di Repubblica.
Nei primi mesi del '90,
due giornalisti sportivi, Franco Recanatesi e il suo vice Antonio
Corbo, costruiscono
la redazione napoletana
di Repubblica che esordirà
il 18 aprile. Per lo
sport sono in corsa
Orfeo e Francesco
De Luca del Corriere
dello sport. Prevale
Orfeo, che in breve
tempo viene promosso
vice capo servizio e
diventa uno dei fedelissimi
di Recanatesi, che anche
nelle partite di calcio
lo schiera al suo fianco
a centrocampo, insieme
al mediano |
.jpg)
Orfeo (Repubblica Napoli, 1992) |
incontrista, oltre che inviato Emilio Piervincenzi,
e lo convoca nella
nazionale dei
giornalisti. Intanto
nei primi anni
di Repubblica
rimane stretto
il rapporto con
Pomicino, che
quando telefona
a piazza dei Martiri
spesso parla prima
con Orfeo e poi
con Recanatesi.
E a quel periodo,
giugno del '92,
risale l'unica
esperienza sindacale.
I giornalisti
campani sono chiamati
a votare per eleggere
i delegati al
congresso della
Federazione della
stampa che si
tiene in Puglia,
a Pugnochiuso.
Contro |
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lo 'zuppone', l'accordo spartitorio
tra le correnti di centro destra (guidata da Giacomo
Lombardi e Gianni
Ambrosino) e centro
sinistra (capeggiata
da Ermanno Corsi e Giuseppe Calise),
viene messa in campo
una lista di giovani
('Autonomia e professionalità'),
organizzata da Francesco
Romanetti e Carlo
Verna, che conquista
due delegati: Mario
Orfeo e Enzo La Penna,
cronista di giudiziaria
dell'Ansa. |
Roma |
Nell'autunno del
'93 un colpo di fortuna.
Dopo otto anni di direzione Nonno, da agosto Sergio Zavoli è il nuovo direttore
del Mattino e sta selezionando
una task force per inserire
uomini nuovi nei punti
strategici del giornale
profondamente coinvolto
nella difesa dei politici
protagonisti di Tangentopoli.
Della squadra dovrebbero
far parte, tra gli altri,
con Orfeo, Antonio Sasso, Roberto Ormanni, Fulvio Bufi e Lello Fabiani.
L'operazione salta e
tre mesi più
tardi Orfeo si trasferisce
a Roma, alla redazione
centrale di Repubblica,
con l'incarico di numero
due dello sport, settore
guidato da Beppe
Smorto. Tre anni
dopo esce dalla gabbia
dello sport, grazie
al direttore Ezio
Mauro, che ne intuisce
le qualità e
gli affida la responsabilità
degli interni. Viene
poi spostato all'ufficio
centrale. Dal due gennaio
2000 fa il suo esordio
nella gerenza del giornale
come vice redattore
capo per essere promosso
redattore capo centrale il 2
maggio 2001. A
Repubblica c'è
chi ne marca il
ruolo di cerbero
duro con i colleghi
e chi ne sottolinea
l'equilibrio e
la |
grande capacità
di lavoro. Mauro
ad esempio più
volte nelle riunioni
di redazione mostrava
di apprezzare
molto chi alle
nove aveva già
letto tutti i
giornali e andava
avanti senza flessioni
fino alla chiusura
del giornale,
tanto da farne,
insieme a Gregorio
Botta, il
suo uomo di fiducia
per la cucina
del giornale.
Dopo l'annuncio
del suo passaggio
al Mattino,
sul suo redattore capo
centrale Mauro preferisce
però non rilasciare
dichiarazioni, così
come i suoi vice. Di certo
la vita |

Orfeo con Fabio Cannavaro sull'erba del San Paolo (2007) |
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di Orfeo, anche
affettiva (la sua compagna
lavora nel settore amministrazione
di Repubblica), è
finora stata spesa tra
le pareti di un giornale.
Pochi gli interessi all'esterno.
Anche il calcio è
stato messo da parte,
mentre pochi mesi fa ha
esordito come attore,
perché il suo amico Antonio Albanese gli ha affidato la parte
del prete nel suo ultimo
film, 'Il nostro matrimonio
è in crisi'.
Fino a quando non prenderà
possesso della poltrona
più importante
di via Chiatamone Orfeo
ha deciso di non parlare
del Mattino e dei giornali
e dice che i virgolettati
comparsi sui quotidiani
napoletani sono apocrifi.
Preferisce discutere di
cure dimagranti come quella
che gli ha dato il dietologo Giorgio Calabrese,
grazie alla quale ha perso
quattordici chili nutrendosi
solo di carne bianca,
frutta e zuppe di funghi. |
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