Bocchino-Cosentino,
colpi sotto la cintura

VA AVANTI SENZA pause, con colpi sopra e sotto la cintura, la guerra tra i due galli del Pdl campano, entrambi con radici in Terra di lavoro (Frignano e Casal di Principe), laurea in Giurisprudenza e seggio a Montecitorio dal 1996: il quarantaduenne Italo Bocchino, ramo Alleanza nazionale, e Nicola Cosentino, cinquantuno anni, provenienza Forza Italia.
L’ultimo colpo, decisamente non regolamentare, è stato messo a segno da due

uomini vicini a Cosentino, Luigi Compagna, figlio del meridionalista Francesco, e Carlo Sarro, ex sindaco di Piedimonte Matese.
Il 10 dicembre i due senatori hanno indirizzato al ministro della Giustizia Angelino Alfano un’interrogazione a


Luigi Compagna e Carlo Sarro (*)

risposta scritta centrata sulla fuga di notizie relative alla richiesta di arresto del deputato e sottosegretario Nicola Cosentino firmata dal gip.
Sul Roma, quotidiano diretto da Antonio Sasso e controllato da Italo Bocchino, “nell’edizione del 6 novembre 2009 – scrivono gli interroganti – si citava con estrema precisione il provvedimento di custodia cautelare, riportando il nome del gip che lo aveva firmato e dei pubblici ministeri che lo avevano richiesto; tale anticipazione cronistica avrebbe avuto larga e puntuale eco di stampa nei giorni successivi su molti mezzi di informazione che riprendevano dal “Roma” la notizia dell’avvenuta trasmissione alla Camera dei deputati della richiesta ad eseguire il provvedimento nei confronti dell’onorevole Cosentino da parte del gip, dottor Raffaele Piccirillo”.
Va a questo punto annotato che i due passaggi dell’interrogazione sono largamente imprecisi. I nomi del giudice per le indagini preliminari Raffaele Piccirillo e dei pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci, erano stati da tempo pubblicati dai giornali. E gli altri


Alessandro Milita e Giuseppe Narducci

quotidiani non avevano ripreso la notizia del Roma. Soltanto tre giorni più tardi, il 9 novembre, alcuni cronisti di giudiziaria sono entrati in possesso dell’ordinanza del gip e il giorno successivo i quotidiani nazionali e locali hanno dato ampio risalto alla richiesta di arresto, in

alcuni casi, vedi il Corriere della sera, mettendo in rete l’intera ordinanza.
“Il richiamato articolo del quotidiano Roma – continua l’interrogazione – era firmato da Fabio Postiglione (cronista di giudiziaria, ndr) e Roberto Paolo (redattore capo e numero tre del giornale, dopo il direttore e il vice Andrea Manzi, ndr); a quanto risulta all’interrogante quest’ultimo, consorte di un magistrato della XII sezione penale del tribunale di Napoli, sezione preposta al riesame dei provvedimenti di custodia cautelare, non ha mai escluso che fra le sue fonti di informazione potesse esserci tale magistrato o che comunque tale magistrato potesse avere consuetudine con i colleghi che della vicenda Cosentino si erano occupati”. Un passaggio cervellotico e, forse per scelta, oscuro perché non si capisce dove, come e quando il giornalista avrebbe dovuto fare questa dichiarazione. E arriviamo alla richiesta conclusiva.
“Si chiede di sapere – scrivono Compagna e Sarro – se il Ministro non ritenga particolarmente gravi e preoccupanti le circostanze sopra indicate e tali da indurre a disporre ulteriori verifiche anche al fine di eventuali segnalazioni al Consiglio superiore della magistratura per avviare gli accertamenti del caso, nonché di promuovere conseguenti provvedimenti disciplinari”.
Resta da notare che la moglie di Roberto Paolo non ha seguito le indagini, non ha firmato la richiesta di arresto, lavora al Riesame, sezione del tribunale al

quale gli avvocati di Cosentino, Agostino De Caro e Stefano Montone, non hanno presentato ricorso, scegliendo la strada della Corte di cassazione. Il giudice in questione è quindi del tutto estranea alle indagini ed è soltanto


Fabio Postiglione e Roberto Paolo

uno dei novemila magistrati in servizio in Italia. Che senso ha allora la richiesta di Sarro e Compagna, editorialista di esteri del Roma che dal 10 dicembre non ha più scritto una riga, al ministro Alfano affinché segnali la vicenda “al Consiglio superiore della magistratura per avviare gli accertamenti del caso” e promuova “i conseguenti provvedimenti disciplinari”?


(*) Da www.senato.it