Ah, quanto può essere effimero e capriccioso un successo improvviso, di quelli che ti allontanano dai banchi di scuola per catapultarti in un mondo fatto di denaro facile, di gente che ti riconosce per strada e di luci della ribalta. Quanta ragione avevano i nostri genitori che ci hanno cresciuto (invano) con il mito del pezzo di carta, quello che può sempre servire nella vita. Quanto buonsenso aveva il signor Narendra Sawant di Mumbai, padre di Neha, stella nascente della televisione indiana a undici anni, quando spiegava alla figlia che era il caso di riprendere gli studi interrotti. La reazione di Neha forse la sapete: un destino tragico che in pochi giorni ha accomunato tre adolescenti indiani che decidono di togliersi la vita perché i genitori avevano imposto di riprendere gli studi interrotti.
Questa storia ce la racconta il 6 gennaio Il Mattino con titolo in prima pagina e servizio all’interno. Ma la vicenda della bambina sucida mette in crisi i delicati equilibri all’interno dell’ufficio centrale (con il responsabile Antonello Velardi e il vicario cronache Antonino Pane, ci sono Francesco De Core, Titti Marrone, Fabio Scandone e Antonio Troise) del Chiatamone lato mare, nonostante le affettuose raccomandazioni di Virman Cusenza, che già nel settembre scorso sollecitava la redazione ad affrontare la crisi editoriale senza lasciarsi vincere dalle lusinghe della sciatteria: “dobbiamo combattere una certa tendenza all’approssimazione diffusa tra noi meridionali”.
Quel titolo in prima pagina non deve essere piaciuto al direttore, che probabilmente avrà pensato a un ulteriore giro di vite e a un invito a ritornare tra i banchi di scuola. Poi non se ne è fatto più nulla: prepensionamenti e scivoli previdenziali hanno già ridotto ai minimi storici la redazione. E la sindrome di Mumbai sarebbe stata la mazzata finale. |