Prete pedofilo ricondannato,
Battaglia e Sepe si scusino

IL 26 MARZO la sesta sezione civile della Corte di appello di Napoli ha condannato il sacerdote Silverio Mura e il ministero dell’Istruzione e del merito (dall’ottobre 2022 guidato da Giuseppe Valditara) a risarcire Arturo Borrelli per gli abusi sessuali subiti a tredici anni, tra il 1988 e il 1991, dal suo insegnante di religione Mura quando era alunno della scuola media Borsi di Ponticelli, quartiere dell’area orientale di Napoli. La Corte d’appello (presidente Assunta D’Amore, consiglieri Regina Marina Elefante e il relatore Giuseppe Vinciguerra) ha confermato la sentenza di venti pagine firmata il 28 ottobre del 2021 dal giudice Ulisse

Forziati della decima sezione civile del tribunale di Napoli. Forziati ha quantificato l’importo del risarcimento a carico di Mura e del ministero, “in solido tra loro e in favore di Arturo

I papi Francesco e Leone XIV

Borrelli, in 320.191,43 euro, oltre interessi al tasso ex articolo 1284 comma 1 del codice civile, con decorrenza dal 28 ottobre 2021”.
Due sentenze solide e concordanti, con rinvii puntuali a decisioni della Suprema corte del 2024 e 2025, sono un risultato notevolissimo. C'è ancora l’incognita di un terzo grado di giudizio ma si saprà entro metà maggio se Mura, che si dichiara nullatenente, o il ministero decideranno di presentare ricorso in Cassazione.
Non viene però affrontata la questione più rilevante: il silenzio della chiesa partenopea sui sacerdoti pedofili. Ne è convinto anche Arturo Borrelli che il dieci aprile ha indirizzato una lettera accorata al cardinale di Napoli Domenico Battaglia e a papa Leone XIV. L’incipit è “vi scrivo con il cuore colmo di dolore ma anche di speranza”. Allega una copia della sentenza d’appello che condanna Mura e aggiunge che “questa decisione rappresenta per me un passo importante verso la verità ma non è ancora giustizia piena”. Ricorda: “Sono stato ricevuto da papa Francesco, che mi ha incoraggiato ad andare avanti dicendomi che la giustizia avrebbe vinto”. Racconta quindi di avere incontrato Battaglia il quale gli ha promesso che tutta la documentazione (su Mura, ndr) sarebbe stata portata a Roma per avviare la procedura necessaria affinché questo sacerdote venga definitivamente allontanato dalla Chiesa”.
Iustitia ha provato a verificare la ‘promessa’ del cardinale, alla guida

Doriano Vincenzo De Luca e Enzo Piscopo

della curia napoletana dal febbraio 2021, che all’inizio del suo mandato alla domanda sui preti pedofili si rifugiò in calcio d’angolo dicendo che bisognava aspettare le sentenze. Ora di

sentenze ne sono arrivate tante, sia sul versante penale che su quello civile, tutte di condanna, e non ci sono più scuse.
Il 14 aprile Iustitia ha parlato con il sacerdote Doriano Vincenzo De Luca, napoletano, cinquantacinque anni, pubblicista dal febbraio 2002, responsabile dell’ufficio stampa della curia partenopea che per lunghi anni è stato guidato da Enzo Piscopo.
A De Luca sono state rivolte due domande. È possibile conoscere la posizione di Battaglia sui sacerdoti pedofili napoletani? È stato allontanato dalla chiesa Silverio Mura autore di violenze sessuali non solo nei confronti di Arturo Borrelli ma anche di altri ragazzi come risulta dalle testimonianze e dalle sentenze?
Sul primo quesito ha annotato telefoni e email del giornale ma dal 14 aprile a largo Donnaregina stanno ancora meditando. Sul secondo punto la risposta di De Luca può essere definita, con un eufemismo, imbarazzante: “Mura non è stato allontanato dalla chiesa perché la sentenza canonica lo ha assolto”. Prima di esaminare nel merito la risposta una considerazione: se questa è la linea della curia partenopea, Battaglia non ha detto il vero a Borrelli quando gli ha assicurato il suo contributo per impedire a Mura di usare violenza ad altri ragazzini.
Veniamo alla ‘scandalosa’ assoluzione della sentenza canonica emessa il primo marzo 2019 da un collegio presieduto da monsignor Paolo

Bianchi del tribunale ecclesiastico metropolitano di Milano, la cui curia è guidata dall’arcivescovo Mario Enrico Delpini. Una decisione bollata con parole taglienti

Paolo Bianchi e Mario Enrico Delpini
da Carlo Grezio, avvocato di Arturo Borrelli: “Più che una sentenza penale è una sentenza penosa perché non rispetta nessuna delle garanzie del diritto italiano: Borrelli è presente come teste e non come parte; non sono state ascoltate le altre vittime di Silverio Mura pur essendo state indicate nel corso del giudizio; contro ogni regola, si consente all’imputato di fare ‘prova per sé stesso’. Un pasticcio inaccettabile per qualsiasi magistrato della Repubblica. Il tribunale ecclesiastico si è dimostrato una sede totalmente di parte e quindi inattendibile; per questo motivo non va presa neanche in considerazione l’ipotesi di presentare appello”.
Giudizio definitivo ma forse non è inutile ricordare un passaggio del testo del tribunale ecclesiastico. Citiamo un corsivo pubblicato da Iustitia dopo la sentenza milanese: “Sia Borrelli che un’altra delle vittime degli abusi sessuali di Mura, raccontano nei dettagli una malformazione del pene del violentatore. Il sacerdote ha una fimosi, cioè il restringimento del prepuzio che impedisce di scoprire il glande ed è visibile quando l’organo maschile è in erezione. Sembra la prova schiacciante di una intimità non voluta ma non per i monsignori milanesi che con un triplo salto mortale tentano di smontarla. Interrogano Mura sulla fimosi e danno per buona la sua versione: “in occasione di gite al mare con i ragazzi che frequentavano la parrocchia” faceva “la doccia nudo” e aggiungiamo, con il pene in erezione. Con questo racconto inverosimile il tribunale ecclesiastico lo scagiona dalle violenze sessuali. Ma, dando per buone le sue parole, Mura sotto la doccia nudo ed eccitato davanti ai ragazzini non basta ai monsignori di Milano e al cardinale di Napoli
Lucio Lemmo e Luigi Ortaglio

Crescenzio Sepe per allontanarlo in maniera definitiva dalla chiesa?
Il corsivo è del giugno 2019 e da allora Sepe e Battaglia non hanno fatto niente.
Un immobilismo gravissimo per

Battaglia che vorrebbe accreditarsi come persona sensibile e attenta ai problemi dei più deboli e di chi soffre. Un comportamento ancora più grave da parte di Sepe che, con i suoi collaboratori più stretti (Lucio Lemmo e Luigi Ortaglio), sin dal 2010 ha chiuso le porte della chiesa partenopea davanti alle richieste di aiuto di Borrelli. Non solo, lo ha sempre trattato con ostilità e aggressività. Basti ricordare per l’ennesima volta il comunicato della curia del 6 febbraio 2017 con il quale il cancelliere arcivescovile Luigi Ortaglio rispondeva a una inchiesta di una pagina pubblicata sul caso dal quotidiano la Repubblica sostenendo che i fatti raccontati da Borrelli erano infondati. Ma a Sepe non bastava una smentita, doveva dare una lezione. Fino ad allora Borrelli per non creare problemi alla moglie e ai figli utilizzava il nome di copertura di Diego Esposto. Nella nota di Ortaglio il vero nome di chi ha subito per anni abusi sessuali da un sacerdote dell’arcidiocesi di Napoli viene citato nel titolo e per otto volte nelle trentadue righe del testo. Una scelta ‘violenta’ e un  autogol clamoroso perché la legge vieta la diffusione delle generalità di persone abusate. Ortaglio è quindi stato condannato in sede penale e al pagamento di un risarcimento in sede civile. Dopo le sentenze è ora il momento di voltare pagina: Battaglia e Sepe lavorino con il Vaticano per una veloce riduzione di Mura allo stato laicale e chiedano pubblicamente scusa ad Arturo Borrelli e ai suoi familiari.
Non sarà facile raggiungere questi risultati perché i vertici della chiesa napoletana degli ultimi ventianni hanno dimostrato di essere tetragoni. Una spinta decisiva può venire allora dai giornalisti finora quasi tutti afoni sulla pedofilia all’interno della chiesa partenopea. I media locali più importanti, cartacei o radio televisivi, ma anche piccole testate e siti non devono più ascoltare e riportare passivamente le frequenti prediche di Battaglia o le dichiarazioni di Sepe ma in ogni occasione chiedere con fermezza aggiornamenti sulle vicende di Arturo Borrelli e degli altri ragazzi violentati da sacerdoti pedofili.