Corte d’appello, F. Fabrizio
ora è redattore di Repubblica

NELLO SCORSO APRILE Iustitia titolòCassazione, Ferruccio Fabrizio / sarà redattore di Repubblica”; ora si può scrivere che Fabrizio è un giornalista a tempo pieno del Gruppo Repubblica.
Che cosa è successo? Nei primi mesi del 2026 la Corte di cassazione (presidente Antonella Pagetta e giudice relatore Guglielmo Cinque) ha rigettato con un’ordinanza il ricorso incidentale presentato da Gedi News e ha accolto il riscorso di Fabrizio. Ha quindi annullato la sentenza emessa nel 2022 dalla Corte d’appello di Napoli (presidente Gennaro Iacone e relatrice Maria Chiodi), ha indicato specifici principi di diritto e ha rinviato di nuovo alla Corte d’appello partenopea con un collegio in

composizione diversa dal precedente per un nuovo giudizio.
Il 7 luglio 2026 la Corte d’appello (presidente Maria Carla Catalano, consiglieri Laura Laureti e la relatrice Laura

Giuseppe Marziale e Laura Scarlatelli

Scarlatelli) ha pubblicato la sentenza con la quale, uniformandosi ai principi indicati dalla Suprema corte, ha deciso di respingere l’appello della Gedi e di confermare la sentenza di primo grado. Ferruccio Fabrizio è quindi definitivamente redattore alle dipendenze della società Gedi e vanta somme molto ingenti a titolo di differenze retributive oltre alla onerosa regolarizzazione previdenziale dal 2004 ad oggi. E a fine luglio Fabrizio dovrebbe ricevere dal Gruppo Repubblica il suo primo stipendio perché è improbabile che l’imprenditore ateniese Theodore Kyriakou, dallo scorso marzo proprietario del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, voglia marchiare i suoi esordi al giornale romano con un pignoramento.
La sentenza di Ferruccio Fabrizio, ottenuta con l’assistenza degli avvocati Giuseppe Marziale e Patrizia Totaro, è una vittoria importante, molto importante, per tutti i giornalisti impegnati a difendere i propri diritti anche contro giganti dell’editoria. Certo bisogna avere spalle larghe, una forte capacità di resistere e la possibilità di condurre una battaglia che può durare anche molti anni.
Ricapitoliamo velocemente la vicenda di Fabrizio che complessivamente è durata ventisette anni. Ha iniziato a collaborare a Repubblica Napoli nel maggio del 1999 ma dopo cinque di lavoro ininterrotto con una retribuzione annua che non ha mai superato i 5mila euro, l’azienda l’ha spostato alla Finegil, la società che raggruppava i diciotto quotidiani locali del gruppo, tra cui La Città di Salerno. All’origine del trasferimento l’arrivo a Napoli da Palermo di Giustino Fabrizio, fratello maggiore di Ferruccio, per guidare la sede partenopea di Repubblica.
Dal giugno del 2004 scrive per la Finegil e anche per l’Agl, l’agenzia dei quotidiani locali del gruppo, con tredici contratti a termine di durata annuale. All’inizio del 2016, attraverso i suoi legali, chiede all’azienda che venga regolarizzata la sua situazione professionale. Dopo mesi di

Theodore Kyriakou e Eugenio Scalfari

silenzio cita in giudizio il Gruppo Gedi e inizia una traversata del deserto che durerà dieci anni, con molti momenti difficili e un passaggio drammatico come la scomparsa

prematura nel dicembre del 2023 della sua compagna Giovanna Cuollo.
Il 17 luglio del 2019 il giudice della terza sezione lavoro del tribunale di Napoli Anna Maria Lazzara accoglie le richieste del giornalista e riconosce la natura subordinata del contratto, l’inquadramento da redattore, l’obbligo aziendale a regolarizzare la posizione previdenziale con condanna al pagamento di tutte le differenze di stipendi. Tutto risolto? No, perché il 17 maggio 2022 arriva la decisione sorprendente della Corte d’appello che conferma il rapporto di lavoro subordinato ma retrocede il giornalista da redattore a corrispondente. Inevitabile il ricorso in Cassazione che accoglie le tesi di Fabrizio e rinvia alla Corte d’appello di Napoli in diversa composizione per il sigillo finale.