Una biografia
con due omissioni

NEL NUMERO DI dicembre-gennaio il mensile Prima comunicazione, diretto da Alessandra Ravetta, pubblica, come al solito, il ‘Borsino direttori’. Tre i giornalisti biografati: Vincenzo Di Vincenzo dal 2 dicembre direttore del Mattino; Alfredo Giovannozzi al vertice di AbruzzoDaily.it; Roberto Napoletano che, dopo quattordici anni e otto mesi, torna alla guida del Messaggero.
A Napoletano Prima dedica una pagina intera e 120 righe larghe con

foto. Un terzo, 43 righe, sono riservate all’incidente ‘giudiziario’ che per alcuni anni stoppa la sua carriera. “Tutto si interrompe  - scrive il biografo anonimo di Prima - per via di una inchiesta della

Roberto Napoletano e Alessandra Ravetta

magistratura sulla diffusione delle copie digitali del giornale, che colpisce i vertici manageriali del gruppo (il Sole 24 Ore, il cui quotidiano Napoletano dirige dal 23 marzo 2011, ndr) e lo costringe prima a mettersi in aspettativa (13 marzo 2017) e poi a lasciare il giornale con un accordo consensuale (3 agosto 2017)”.
A seguire trentotto righe per una difesa senza tentennamenti della innocenza del neo direttore del quotidiano di via del Tritone che, va detto, ha sempre ribadito la sua innocenza. Questo l’incipit della ‘difesa’. “L’11 ottobre 2023 si chiude la vicenda giudiziaria, che lo vedeva imputato per aggiotaggio e false comunicazioni sociali nell’inchiesta sui conti del Gruppo Sole 24 Ore, con l’assoluzione in via definitiva “per non aver commesso il fatto”. La sentenza, infatti, è passata in giudicato dopo che, alla scadenza dei termini, non era stato presentato alcun ricorso”. Vengono poi elencate le argomentazioni della difesa del giornalista e anche stralci della sentenza emessa dalla seconda sezione della Corte d’appello di Milano.
La cronaca ‘giudiziaria’ di oltre quaranta righe redatta da Prima presenta però due omissioni gravi. La prima. Chi legge si domanda: ma quale era stata la decisione dei giudici del primo grado? Un vuoto che colma Iustitia: la seconda sezione del tribunale di Milano, presieduta da Flores Giulia Maria Tanga con consiglieri Emanuele Mancini estensore e Francesca Ballesi, il 31 maggio del 2022 aveva condannato Napoletano a due anni e sei mesi di reclusione, al pagamento delle spese processuali, a una multa di 50mila euro e a risarcire le parti civili. Il pubblico ministero Gaetano Ruta, poi passato alla Procura europea, aveva chiesto

Gaetano Ruta e Donatella Treu

una condanna a quattro anni perché riteneva Napoletano “amministratore di fatto o comunque contitolare di un potere che gli consentiva di avere una buonuscita molto significativa nel caso fosse stato

licenziato, a dimostrazione di una relazione in cui poteva chiedere e ottenere”. La notizia della sentenza veniva riportata da tutti i quotidiani, Sole 24 Ore compreso.
Passiamo alla seconda omissione. Nel 2019 Ruta aveva chiesto il rinvio a giudizio di Roberto Napoletano ma anche degli allora vertici del Sole 24 ore, il presidente Benito Benedini e l’amministratrice delegata Donatella Treu. Entrambi avevano poi scelto di patteggiare e nell’ottobre del 2019 erano stati condannati; Benedini a un anno e sei mesi e al pagamento di 100mila euro e Treu a un anno e otto mesi e a versare 300mila euro.