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Mattino: Del Tufo è out,
il giallo del vice direttore
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IL 29 AGOSTO è stato l’ultimo giorno di lavoro di Vittorio Del Tufo al Mattino, giornale nel quale è entrato nel novembre del 1987 quando il direttore era Pasquale Nonno e il presidente del consiglio Giovanni Goria.
Del Tufo ha anche annunciato che tornerà a Torre Francesco per una piccola festa con direttore e redazione nel giorno in cui tecnicamente si chiude il rapporto con il giornale, il 29 settembre, quando compirà |
sessantadue anni.
Chiusa la vicenda Del Tufo rimane scoperta la casella del vice direttore. L’ultimo vice è stato scelto dal direttore Roberto Napoletano che aveva mano libera con l’editore |
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| Vittorio Del Tufo e Giovanni Goria |
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Francesco Gaetano Caltagirone; diverso il peso del numero uno in carica, Vincenzo Di Vincenzo, che fa quello che gli dicono di fare. Tutto quindi dipende dalle decisioni romane: si può andare avanti con un uomo in meno o scegliere un vice a basso costo perché è definitivamente chiusa la stagione di onerosi arrivi esterni per dare tempo al nuovo di prepararsi al salto al vertice del giornale (vedi i casi di Virman Cusenza nel gennaio 2008 e di Federico Monga nel luglio 2010).
Intanto per il giornale si profilano all’orizzonte due novità. La prima sicura. Il 2 dicembre Di Vincenzo compie un anno da direttore e c’è da vedere se verrà prorogato e per quanto tempo. La seconda probabile. Dal prossimo 30 aprile, passati cinque anni dall’ultima richiesta, se ci saranno i fondi disponibili, l’editore potrà presentare la domanda per un nuovo stato di crisi. Un biennio, ’27 – ’29, che porterebbe fuori dal giornale una nutrita pattuglia di redattori: i nati nel 1962 in servizio sono due (Giuseppe Crimaldi e Federico Vacalebre); i 1963 sono cinque (Aldo Balestra, Gianni Colucci, Carla Errico, Paolo Mainiero e Francesco Vastarella); i 1964 sono tre (Claudio Coluzzi, Pietro Perone e Luigi Roano). E ci sono segnali che i vertici aziendali del giornale si starebbero preparando a chiedere nuovi prepensionamenti. |
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| Gerardo Ausiello e Vincenzo Di Vincenzo |
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Basta leggere con attenzione il bilancio 2025 pubblicato a luglio che presenta alcuni rossi sorprendenti.
Se nella prossima primavera dovesse concretizzarsi lo stato di crisi il Mattino subirebbe
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una nuova drastica riduzione dell’organico che conterebbe quindi meno di quaranta redattori, meno di un terzo delle 116 unità presenti al giornale nella primavera del 2009 quando il direttore era Mario Orfeo.
Con questa cura dimagrante che riduce il Mattino dalla corazzata di venti
anni fa a incrociatore o addirittura a fregata è di tutta evidenza che il quotidiano va radicalmente ripensato.
“L’unica soluzione che vedo – propone uno dei veterani del giornale – è affidarsi a due cronisti nati nel settembre del 1981. Scartando tutte le autocandidature di redattori in uscita, come vice direttore andrebbe nominato l’attuale capo delle Cronache Gerardo Ausiello che avrebbe così il tempo di impadronirsi della macchina protetto dall’ombrello di Di Vincenzo”.
E chi sarebbe l’altro dioscuro? “L’ultimo arrivato all’ufficio centrale, Alessio Fanuzzi, in precedenza al timone della edizione online e prima ancora alla redazione di Salerno, che potrebbe sostituire Ausiello alla guida della Cronaca di Napoli”. Individuati i |
coach, con un organico all’osso, con sei settori e quattro edizioni provinciali da coprire, c’è da ripensare l’intero giornale in tutti i suoi aspetti. Non c’è però da essere ottimisti perché |
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| Alessio Fanuzzi e Federico Vacalebre |
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| pare che nessuno se ne stia occupando. L’azienda da anni punta soltanto a tagliare e i suoi manager hanno finora dimostrato di non avere idee; i giornalisti tirano a campare, sognando la pensione senza tallonare la società; il comitato di redazione (Gennaro Arpaia, Leandro Del Gaudio, Federico Vacalebre), scaduto da mesi e prorogato sine die, non risulta pervenuto. |
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