|
|
Ecco il testo della lettera indirizzata a Giorgio Fiore da Esposito, edicolante vomerese e segretario provinciale della Uiltucs giornalai.
|
| |
Dott. Giorgio Fiore – amministratore delegato Corriere del Mezzogiorno
Via S. Nicola alla Dogana, 9
80133 - Napoli
|
|
Manager e professionisti
Professionalità, sostantivo i cui sinonimi sono bravura, abilità, competenza e soprattutto serietà. Sono un edicolante napoletano e questa attività è la mia unica fonte di reddito. Cerco perciò di svolgerla nella maniera più professionale possibile per due motivi: mi dà piacere lavorare alla “nordica”; ho un ritorno economico e d’immagine.
Nel nostro lavoro la parola professionalità è usata abbastanza di frequente; l’ha usata Montezemolo nel discorso d’insediamento alla Federazione editori, così come Solvetti, attuale responsabile Fieg della distribuzione e diffusione, con la delega alla gestione dell’accordo nazionale sulla vendita dei giornali tra editori e rivenditori.
E’ chiaro che questo insistere sulla professionalità è visto da noi edicolanti come una “lisciata”, quella che si usa quando il diavolo vuole l’anima. Mi spiego con alcuni esempi.
Il giovedì, da diverse settimane, il Corriere delle sera allega un libro di cucina al settimanale Magazine. Ma mi chiedo chi è quel manager iperpagato che ha avuto la brillante idea di venderlo esclusivamente il giovedì, quando la richiesta per questa tipologia di pubblicazioni dura l’intero arco della settimana, anzi si prolunga per più settimane, tanto è vero che molti clienti, che scoprono in ritardo il prodotto, ci chiedono il numero precedente o qualche arretrato. Per fortuna della M-dis (la partecipata Rcs – De Agostini – Rusconi, leader nel settore distributivo e vendita in Italia), e del manager capoccione esiste il vero competente che affamato di “reali interessi” si preoccupa di farsi rifornire continuamente dal distributore locale ed è in grado di soddisfare le richieste dei lettori. Sicuramente il managerone crederà a un suo successo, ma la realtà è diversa: è sempre l’edicolante il più pratico e sbrigativo, in grado di fornire un contributo decisivo al successo di una pubblicazione.
Secondo esempio, sempre Rcs. Nella seconda metà di ottobre il Corriere del Mezzogiorno, ha promosso un’iniziativa grazie alla quale, presentando quattro coupon all’edicolante, il cliente riceveva un volume di ricette al costo di un euro. Alla mia edicola, che vende di media oltre 40 copie del Corsera al giorno, i libri inviati furono 8 (otto): una lotteria con pochi vincitori.
Telefonai al Corriere del Mezzogiorno e qualcuno, che rifiutò di qualificarsi, mi assicurò che si sarebbe fatta una ristampa. Ovviamente la ristampa, finora, non c’è stata e pensai di informare i lettori esponendo un cartello con la scritta: “il Corriere del Mezzogiorno in questa edicola del Vomero ha accontentato solo otto clienti, io non c’entro”. I clienti la presero bene ed il commento unanime fu il solito, “siamo a Napoli mica a Milano”.
In questi giorni il Corriere del Mezzogiorno promuove un'altra iniziativa, della quale noi edicolanti siamo, come sempre, all’oscuro. Poi ci chiedono collaborazione e ci mandano locandine, cartonati, che, secondo loro, dovremmo posizionare, rimuovere, e infine smaltire i loro rifiuti, senza ricevere alcun compenso. Anzi, i furbacchiotti fanno di più: concentrano gli inserti tra il giovedì e il sabato, con il risultato che, grazie ad un accordo perverso, il nostro compenso addirittura diminuisce. Per il compiegamento, quando il prezzo del quotidiano varia, diventa di sei (6) lire invece di trenta (30) percepite nei giorni normali.Per essere ancora più chiari: per compiegare il Corriere del Mezzogiorno nel Corsera venduto a 0,90 euro, ci riconoscono trenta lire a copia venduta (e rimane senza compenso il lavoro fatto per preparare le copie che rimangono invendute); il sabato, quando il Corrierone costa 1,20 euro noi dobbiamo insertare, come è accaduto a novembre, Corriere + Corriere del Mezzogiorno + Io donna + Gazzetta dello sport + Sportweek, ci sono riconosciute 24 lire, con il paradosso che si moltiplica il lavoro e diminuisce il compenso. Questi sono piccoli esempi che dimostrano quanto si tiene in poco conto chi davvero consente di contare molto.
|
| Napoli 17 dicembre 2004 |
Aldo Esposito |
|
|
 |
|