Ordine, la vice presidenza
da Mimmo al nipote Vittorio

DA MOLTI ANNI Domenico (Mimmo per gli amici) Falco è il vero dominus dell’Ordine campano dei giornalisti. La conferma arriva anche dall’ultima tornata elettorale svoltasi il primo e il due luglio online e il 5 in presenza. Dopo decenni Domenico Falco non si è candidato ma la vice presidenza del consiglio è rimasta in famiglia: con 858 preferenze il nipote Vittorio Falco, napoletano, 47 anni, pubblicista dal 14 ottobre 2000, è risultato il primo eletto tra i pubblicisti e si è accaparrato la poltroncina di numero due. Una curiosità: un Vittorio Falco con le stesse

generalità del neo vice presidente secondo gli albi professionali redatti e stampati dall’Ordine campano nel 2012 risulta giornalista professionista dal 4 ottobre 2004.
Completiamo la

Vittorio Falco, Marisa La Penna e Viridiana Myriam Salerno

composizione del consiglio partendo dai sei professionisti: primo eletto Ottavio Lucarelli con 526 preferenze, seguito da Gerardo Ausiello con 419, Marisa La Penna con 389, Alessandra Malanga con 330 e Chiara Biggi con 322. Chiude il pacchetto Conchita De Luca che al ballottaggio con 295 voti ha superato Enzo La Penna.
I pubblicisti sono, oltre al già citato Vittorio Falco, Viridiana Myriam Salerno con 727 preferenze e Nicoletta Lanzano con 712. Sono stati invece eletti al collegio dei revisori dei conti per i professionisti Francesco Marolda che ha raccolto 388 voti e Pietro Di Marco con 324 e il pubblicista Riccardo Stravino con 74 preferenze.
Chi è davvero contento dell’esito delle elezioni, peraltro scontato dal momento che era in campo una sola lista, è Ottavio Lucarelli che dal 2007 guida l’Ordine campano. Sulla scia, in scala, del presidente del consiglio Giorgia Meloni punta a stabilire il record di durata anche se i risultati del suo governo, come del resto nel caso di Palazzo Chigi, sono molto, molto modesti. Il precedente presidente dell’Ordine regionale, Ermanno Corsi, è rimasto in carica diciotto anni, dal 1989 al 2007. Con

Chiara Biggi, Domenico Falco e Ottavio Lucarelli

il prossimo triennio Lucarelli arriverà al 2029, con una durata quindi di ventidue anni dai quali vanno sottratti i sei mesi di gestione del commissario Gerardo Bombonato,

nominato (con una figuraccia nazionale dell’intero gruppo che guida l’Ordine regionale ora come allora) nel gennaio del 2023 dal ministro della Giustizia Carlo Nordio che per legge ha l’alta vigilanza sugli ordini professionali. Per il titolare di via Arenula il decreto ministeriale di commissariamento era un atto dovuto dopo che il presidente della VII sezione civile del tribunale di Napoli Gian Piero Scoppa, facendo proprie le tesi esposte in un ricorso da alcune decine di giornalisti esclusi dal voto, aveva stabilito che le elezioni tenute nell’ottobre del 2021 per il consiglio dell’Ordine era state irregolari.
Resta infine il punto oscuro di un desaparecido, Enzo Colimoro, che da tempo governa l’Ordine regionale con Mimmo Falco e con Lucarelli. Nella lista presentata quest’anno non c’è, eppure alla tornata precedente per fargli posto alla segreteria venne cacciata senza neanche avvertirla l’uscente Titti Improta, professionista scrupolosa e capace. Anche uno degli ultimi segretari dell’Ordine regionale, Paolo Mainiero, definì l’operazioneuna mascalzonata”.
Bisognerà attendere qualche settimana per saperne di più. Se arriveranno

cartoline dalle isole Galapagos significherà che Colimoro ha deciso di farla finita con le poltroncine di sindacato e Ordine perché gli basta avere firmato come presidente nel 2013 lo scioglimento della

Gerardo Bombonato, Carlo Nordio e Gian Piero Scoppa
ultracentenaria Associazione Napoletana della Stampa con un debito nei confronti del comune di Napoli di oltre due miliardi e mezzo di euro. Se invece lo vedremo bazzicare ancora nelle stanzette dell’Ordine regionale probabilmente vorrà dire che è coinvolto nella gestione della misteriosa creatura ufficializzata nel marzo scorso, la Fondazione, la cui attività sarà “di promozione e di sostegno alla categoria”.