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Rai Na, Pocobelli Ragosta
parte con il piede sbagliato
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IL 26 AGOSTO Oreste Lo Pomo ha compiuto sessantasette anni ed è andato in pensione liberando la poltrona di responsabile della redazione napoletana della Rai. Il suo incarico è stato assegnato da Roberto Pacchetti, direttore della Testata giornalistica regionale, a Guido Pocobelli Ragosta, napoletano, cinquantotto anni da compiere a novembre, da venticinque professionista.
Pocobelli ha di fronte un compito molto impegnativo: fornire una informazione tempestiva e completa, senza sciatterie, senza marchette e |
senza servizi mandati in onda più volte. Sarebbe una novità straordinaria perché i pazienti telespettatori della Campania l’aspettano da decenni.
Non è allora inutile un breve excursus |
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| Oreste Lo Pomo e Guido Pocobelli Ragosta |
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sui capi dell'informazione Rai a Napoli dell’ultimo quarto di secolo.
Nel luglio del 2003 la direttrice della Tgr, la Testata giornalistica regionale, Angela Buttiglione all'improvviso e senza motivazioni destituisce Giuseppe Blasi che aveva guidato la redazione napoletana dall’autunno del 1989. In molti pensarono che dopo la gestione soporifera del mite Blasi, che per non prendere buchi si presentava alla riunione di redazione del mattino con le fotocopie delle notizie più importanti pubblicate quel giorno dai quotidiani napoletani, la qualità dell’informazione locale dell’azienda pubblica, in termini di completezza, tempestività e attenzione alle esigenze dei telespettatori, non poteva che migliorare. Si sbagliavano, e di molto.
Era il luglio 2003, era in carica il secondo governo di Silvio Berlusconi e grazie a un accordo tra Antonio Martusciello, allora ras di Forza Italia in Campania, e l’esponente di Alleanza nazionale Maurizio Gasparri l’incarico di responsabile a via Marconi viene affidato a Massimo Milone (scomparso nel maggio del 2023) che aveva alle spalle decenni di militanza democristiana con successivi slittamenti verso i nuovi partiti di governo. Dalla gestione equilibrata di Blasi si passa a una guida decisionista e molto sensibile ai centri di potere, a cominciare dalla curia napoletana dal 2006 al 2020 guidata dall’arcivescovo Crescenzio Sepe, al quale nell’arco di cinque anni nei tg vengono dedicati 1332 servizi o notizie. Un crescendo di forzature che costringe persino una redazione tranquilla come quella di Fuorigrotta a stilare un dossier documentato |
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| Massimo Milone e Antonello Perillo |
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e durissimo su una informazione in cui “la realtà è stata ignorata e stravolta” fino a registrare nel tg “la scomparsa dei fatti (è il titoletto di uno dei capitoli del dossier)”.
Seguono interrogazioni |
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parlamentari, esposti alla magistratura, indagini della procura di Napoli, poi archiviate. Nel febbraio 2013 il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi e il direttore della Tgr Alessandro Casarin trasferiscono a Roma, a Rai Vaticano, il discusso Milone e insediano al vertice di via Marconi Antonello Perillo che scavalca il vicario Procolo Mirabella, il quale per protesta nei primi giorni si
mette in ferie così come in questi giorni si sta facendo vedere poco nei corridoi di Fuorigrotta Gianfranco Coppola da anni vicario scavalcato per scelta politica da un collega più giovane e meno titolato.
È finalmente migliorata con Perillo l’informazione del tg campano? La risposta è no con una direzione senza timone, redattori in totale autonomia (a chi gli gira qualche problema la risposta fissa è “mi fido di te”), allineamento pieno ai partiti, raffica di servizi ripetuti, nonostante le forti proteste dei telespettatori. Dopo nove anni Perillo passa il testimone al potentino Oreste Lo Pomo e viene promosso, evidentemente per i meriti acquisiti sul campo, vice direttore. Con il nuovo responsabile l’informazione di via Marconi va avanti in piena continuità con la gestione precedente. E arriviamo così a Pocobelli alla guida dei quarantuno giornalisti di via Marconi.
Aria dimessa da sacerdote di periferia, una laurea in Economia e commercio alla Federico II. Pocobelli ha collaborato con varie testate e lavorato a lungo al Denaro di Alfonso Ruffo. Nel 2006 approda alla Rai con contratti a termine e si occupa di uffici stampa ma comincia a costruire con pazienza la sua scalata partendo da un rapporto solido con |
Milone e avendo come stella polare la curia napoletana di cui diventa uno dei microfoni ufficiali. Così la sua carriera procede spedita.
Nella primavera del 2012 arriva l’assunzione a |
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| Claudia Marra e Francesca Martelli |
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tempo indeterminato; impiega cinque anni per conquistare i gradi di capo servizio e altri quattro per diventare vice redattore capo. Intanto si assicura casematte strategiche all’interno e all’esterno della Rai: nel novembre 2019 viene nominato segretario di redazione e qualche anno dopo capo del servizio politico; nel giugno 2021 diventa presidente campano dell’Ucsi, il gruppo che riunisce i giornalisti cattolici.
Nel suo curriculum rare ombre. Una risale al dicembre del 2014 quando era tutor della Scuola di giornalismo del Suor Orsola Benincasa. Nei primi giorni del mese arriva all’università di corso Vittorio Emanuele II una delegazione formata da tre consiglieri dell’Ordine nazionale dei giornalisti e dal presidente Enzo Iacopino. È un’ispezione a sorpresa perché il master va male. Tre i punti critici: i risultati disastrosi degli aspiranti giornalisti all’ultima sessione di esame per diventare professionista con più bocciati che promossi; l’insoddisfazione degli studenti che dicono di essere seguiti poco e male; l’assenza pressoché fissa di Paolo Mieli che sulla carta è il direttore del master. Cinque giorni dopo l’ispezione i vertici della scuola annunciano le dimissioni di due dei cinque tutor: Alfredo D’Agnese e Guido Pocobelli Ragosta.
Come sarà la nuova direzione dei servizi giornalistici Rai di Napoli? Per esprimere un giudizio serviranno almeno sei mesi; per ora bisogna limitarsi ad annotare i
primi segnali. Prima però va segnalato un piccolo giallo. Il 29 luglio con una nota il cdr (Giuseppe De Caro, Nello Di Costanzo e Vincenzo Perone) fa sapere ai giornalisti che, dopo avere vinto una selezione interna, il 14 settembre prenderà servizio a via |
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| Daniele Piervincenzi e Sigfrido Ranucci |
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Marconi Daniele Piervincenzi, diventato famoso nel novembre del 2017 quando nel realizzare un’inchiesta a Ostia viene colpito con una testata da un esponente del clan Spada, Roberto, |
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poi condannato a sei anni di reclusione.
Qualche settimana dopo i vertici Rai comunicano che per sostituire Sigfrido Ranucci alla guida della trasmissione Report uno dei conduttori sarà Daniele Piervincenzi, da allora sparito dai radar partenopei senza che ci siano stati comunicati sulla vicenda né l’annuncio di chi prenderà il suo posto.
In sostanza Piervincenzi è ufficialmente in organico a Napoli ma viene distaccato a Roma a condurre Report.
Dalla primavera lavorano a via Marconi altri sei vincitori del concorso interno riservato ai programmisti (Alessio Aversa, Gianluca De Martino, Federico Marconi, Francesca Martelli, Alessia Meloni e Giorgio Saracino) ai quali va aggiunta la napoletana Claudia Marra tornata a casa dopo alcuni anni trascorsi alla sede Rai di Campobasso.
Chiudiamo con pochi flash sulle prime settimane del nuovo condottiero, in attesa che entro il 26 ottobre, cioè entro due mesi dall’insediamento, presenti il suo piano editoriale.
La sciatteria va avanti con i sottopancia degli intervistati scambiati come sempre. E come prima viene ripetuta la messa in onda di servizi già trasmessi. Il segnale peggiore però arriva dal fronte deontologico, evidentemente considerato non significativo.
Il 9 settembre nell’edizione delle 19,35 va in onda un servizio sul primo congresso campano di Forza Italia con in chiusura citazione e primo piano di uno degli ospiti, il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi. Firma il servizio Massimo Calenda.
Facciamo un passo indietro. Nel febbraio del 2019 Calenda chiede e ottiene dal capo Perillo tre settimane di ferie “per motivi personali”; un mese dopo a via Marconi scoprono che in quei giorni il cronista politico |
della redazione ha guidato a Potenza la campagna elettorale del candidato di Forza Italia, il generale in pensione della Guardia di finanza Vito Bardi, che punta alla presidenza della |
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| Vito Bardi e Massimo Calenda |
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Regione Basilicata. Appresa la notizia il responsabile della redazione Perillo si limita a comunicare al cdr, di cui fa parte Pocobelli Ragosta, che Calenda non si occuperà più di politica. Della vicenda si occupa anche il Fatto Quotidiano che evidenzia l’anomalia del doppio ruolo di cronista politico Rai e di addetto stampa di un esponente di rilievo di Forza Italia.
Il generale vince le elezioni e il suo addetto stampa chiede alla Rai una aspettativa di cinque anni per lavorare a Potenza come portavoce del neo presidente. Dopo meno di due anni, il 26 aprile del 2021, Calenda, al centro di attacchi durissimi da parte dei media locali che l’accusano tra l’altro di essere iscritto alla massoneria, lascia la Basilicata e rientra alla redazione napoletana della Rai. Anche in questo caso Perillo ribadisce che il figliuol prodigo non seguirà più la politica.
Come si spiega allora il servizio sul congresso campano di Forza Italia? Due le possibili risposte: o Pocobelli ha dimenticato tutto o il Calenda del servizio è un omonimo. |
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